Il LAB, un probiotico per aiutare le colture

L’acronimo LAB sta per Lactic Acid Bacteria, cioè batteri dell’acido lattico; si tratta di un prodotto che dal punto di vista microbiologico include una comunità di batteri lattici dell’ordine dei Lactobacillales, comprendente i generi Lactobacillus, Leuconostoc, Pediococcus, Lactococcus and Streptococcus, oltre a Carnobacterium, Enterococcus, Oenococcus, Tetragenococcus, Vagococcus, e Weisella. Si tratta perciò di una grande biocenosi batterica, con varie specie presenti in natura, benefiche sia per i raccolti e che per i sistemi digerenti animali. Si tratta di fatto degli stessi batteri che sono presenti in alcuni formaggi, nei crauti e nelle salamoie, che aiutano la modificazione biochimica e la conservazione di questi alimenti nel tempo.

I batteri lattici fermentano il glucosio (ottenendo energia solo dal metabolismo degli zuccheri) e producono metaboliti secondari come acido lattico, CO2, perossido di idrogeno ed etanolo, utilizzando le sostanze zuccherine che trovano a loro disposizione. Se applicati sulle pagine fogliari delle colture “ripuliscono” le foglie da essudati zuccherini (che a loro volta favoriscono l’insorgenza di patologie micotiche come peronospora o oidio) permettendo così di prevenirle. L’uso del LAB in agricoltura biologica/rigenerativa può quindi risultare una alternativa biologica non solo all’uso dei pericolosi pesticidi antioidici e antibotritici che si usano in agricoltura tradizionale, ma anche degli altrettanto dannosi rame (metallo pesante) e zolfo, il cui uso è ammesso in agricoltura biologica e biodinamica.

Come si procede per preparare il LAB? Il procedimento è facile per chiunque. Si parte utilizzando del riso possibilmente integrale (ma anche altri cereali o legumi biologici) … in realtà si può utilizzare anche del riso comune, ne basta una manciata. Si sciacqua il riso, utilizzando un recipiente di vetro o di plastica (no metalli) e si recupera l’acqua. E’ indispensabile usare acqua non clorata. Il riso si può lasciare per un tempo che può variare da pochi minuti a qualche ora, quindi si filtra (anche qui non usare attrezzi metallici) e si mette da parte (il riso residuo si può cucinare).

Il liquido così ottenuto si lascia fermentare per alcuni giorni. Un tovagliolo di carta o un pezzo di stoffa fissati sul bordo con un elastico permetteranno il passaggio dell’aria tenendo lontani gli insetti e la polvere. Passati alcuni giorni in un luogo possibilmente tiepido e lontano dai raggi di sole diretti, il contenuto liquido, che assumerà un odore dolciastro, si può trasferire in un barattolo più grande, evitando di raccogliere i sedimenti. Grazie allo sviluppo dei batteri favoriti dalla presenza dell’acqua di riso il liquido è diventato un vero e proprio starter microbico.

Lo starter, di colore lattiginoso, ottenuto facendo fermentare acqua di riso

A questo punto occorrerà aggiungere latte in rapporto 1:10 con l’acqua di lavaggio fermentata (1 parte di starter in 10 parti di latte). È importante che il nuovo recipiente (possibilmente anch’esso di vetro) sia riempito non oltre i 2/3, i microrganismi hanno necessità di aria per svilupparsi. Anche in questo caso il recipiente va chiuso con un telo. Per la preparazione del LAB può essere usato qualsiasi tipo di latte (fresco, a lunga conservazione, UHT), purché contenga lattosio, la fonte e energetica dei microrganismi che stiamo coltivando.

Dopo un tempo che può variare da 1 a 5 giorni il latte si separerà in uno strato galleggiante contenente una cagliata bianca, mentre sotto di esso rimarrà un siero giallastro (si veda l’immagine).

La cagliata separata in modo evidente dal siero, ricco di microorganismi

Dopo la separazione sarà possibile separare il grosso della cagliata (che può essere utilizzata comunque per preparare un formaggio fresco) con un cucchiaio, quindi sarà possibile filtrare il liquido per depurarlo dalle particelle di cagliata eventualmente rimaste in sospensione usando un mezzo filtrante come un colino molto fine, un filtro da laboratorio o un foglio di carta porosa. Il liquido giallo diventerà torbido.

Il risultato finale sarà il nostro LAB, un liquido lattiginoso giallastro ricchissimo di batteri lattici.

Il LAB così ottenuto può essere utilizzato entro una settimana a temperatura ambiente e successivamente conservato in frigo per alcune settimane, oppure è conservabile a temperatura ambiente aggiungendo zucchero di canna integrale in rapporto 1:1 (in peso). I batteri, in tal caso, resteranno vivi ma dormienti. Per quest’ultima preparazione, dopo avere aggiunto lo zucchero. in peso pari al LAB da conservare, si deve mescolare, attendere 24 ore e mescolare ancora. Il LAB così ottenuto può essere conservato a temperatura ambiente, con un tappo chiuso debolmente per permettere il passaggio di un po’ di aria.

La diluizione di utilizzo del LAB è di 1:1000 (0,1%, ossia ad esempio 10 ml su 10 litri d’acqua) e si può usare insieme all’IMO (Indigenous Micro Organisms, un altro composto microbico) per la preparazione del compost o del compost tea.

Il LAB, una volta ottenuto, si può conservare in frigorifero

L’utilizzo dei LAB accelera la decomposizione di sostanze organiche nel suolo, accrescendo il rilascio di nutrienti per le piante. Negli animali si può usare come beveraggio mescolandolo con acqua al 3% (30ml per litro di acqua).

© Paolo Callioni – APTstudio
novembre 2020
Per informazioni: aptstudio@paesaggio.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *