IRB (Integrated Regenerative Bioremediation), la tecnica rigenerativa per il disinquinamento dei suoli

Alleati della natura per la bonifica.

E’ possibile eliminare gli idrocarburi dai suoli inquinati senza prodotti chimici e usando esclusivamente le biotecnologie del suolo? APTstudio ha ideato e testato una tecnologia ecosostenibile integrata, basata su un approccio rigenerativo, detta IRB (Integrated Regenerative Bioremediation) che, con l’obiettivo di ripristinare in tempi relativamente brevi le aree degradate, utilizza una tecnica di disinquinamento biologico dei suoli contaminati dagli idrocarburi, in parallelo con la ricostituzione e la fertilizzazione di uno strato di vegetazione, permettendo perciò il rapido miglioramento dell’assetto paesaggistico delle aree oggetto di bonifica.

L’azione specifica dei batteri, dei funghi e delle piante è stata testata nel periodo 2018-2022 nell’ambito di un progetto di ricerca realizzato dall’Università di Cagliari. Il lavoro di ricerca ha permesso di comprendere i meccanisimi microbiologici ed enzimatici del processo. Lo studio ha avuto come obiettivo confermare l’impianto teorico e testare i risultati della nuova tecnica di bonifica, che si avvale dell’azione integrata delle comunità di microrganismi (batteri e funghi) e di arbusti mediterranei per ottenere con facilità un significativo risultato di degradazione naturale degli idrocarburi presenti nei suoli. Gli inquinanti alifatici vengono così trasformati in breve tempo in composti organici semplici e innocui (alcoli, aldeidi, chetoni, acidi organici, ecc) riutilizzabili dai microrganismi e dalle piante per promuovere la fertilità del suolo e creare nuovo humus.

Il protocollo di fertilizzazione

APTstudio è andato oltre questa ricerca, costruendo un protocollo di fertilizzazione e promozione dell’azione di disinquinamento rapido del suolo, basato sull’uso di input microbiologici e fertilizzanti microbici, che promuovono e potenziano l’azione dei microrganismi, delle piante e della sostanza organica nel terreno, favorendo un miglioramento delle caratteristiche fisico-chimico del substrato stesso (areazione e capacità di ritenzione idrica). Grazie al protocollo è possibile regolare nel corso del processo la disponibilità di sostanze nutritive e di promotori della crescita per le piante. Il monitoraggio e l’intervento in tutte le fasi di sviluppo delle piante, perciò, diventa essenziale per la migliore riuscita dell’azione di bonifica.

Il cuore del meccanismo di disinquinamento è da imputare in particolare all’attività biologica che si realizza nella porzione di terreno presente intorno alle radici, la cosiddetta rizosfera, spazio in cui l’attività degradativa (creata dai batteri grazie alla loro specifica produzione enzimatica e all’interazione simbiontica con la pianta) è particolarmente accentuata. L’aggiunta di ammendanti organici e di input microbiologici per la fertilizzazione derivati dai criteri dell’agricoltura rigenerativa permette di accelerare il processo, massimizzando l’effetto di abbattimento degli inquinanti e stimolando la crescita della vegetazione.

Una tecnica rigenerativa

Questa tecnica integrata è rigenerativa perchè fa riferimento alla naturale capacità dei batteri di trasformare gli idrocarburi rigenerando il terreno ed è perciò denominata Integrate Regenerative Bioremediation (biorisanamento rigenerativo integrato). Essa, se da un lato stimola la creazione di interazioni simbiontiche fra le radici delle piante e i batteri (i degratori degli idrocarburi), migliorando le caratteristiche del suolo e rendendolo capace di ospitare specie vegetali pioniere, d’altro canto, grazie all’azione di regolazione della fertilità nel corso del processo di disinquinamento, favorisce una rapida affermazione delle piante utilizzate nella bonifica. Il risultato è una tecnica di riqualificazione rapida (il cosiddetto “fast landscaping”) che si può applicare ad aree altrimenti inutilizzabili per qualunque finalità antropica o ricreativa perché inquinate (anche pesantemente) dal petrolio greggio o dai suoi derivati, idrocarburi policiclici compresi.

L’IRB si presta all’intervento in tutte quelle aree in cui l’estrazione o la trasformazione degli idrocarburi da parte dell’industria petrolchimica abbia generato impatti rilevanti sul suolo, degradando e rendendo inutilizzabili ampie aree di territorio. Si tratta di un passo avanti innovativo, tenuto conto che le bonifiche dei suoli inquinati dai prodotti petroliferi sono in genere realizzate con costi molto elevati, facendo uso di grandi quantità di sostanze chimiche, spesso prelevando fisicamente il suolo per trattarlo prima di rimetterlo in sede (trattamenti ex-situ) o addirittura per smaltirlo in apposite discariche per rifiuti speciali.

In conclusione la tecnica dell’IRB, finalizzata, come si è detto, a garantire sia il disinquinamento del suolo, che la rivegetazione, che la riqualificazione paesaggistica di aree petrolifere contaminate, anche supportata da uno studio scientifico che ha riguardato alcune fasi del processo, offre un pacchetto integrato di soluzioni tecniche di biorisanamento adottabili nei processi di bonifica.

Per contatti: 347-3408469

© 2025-2026 Paolo M. Callioni, dottore agronomo

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