Paesaggio e Architettura Rurale  
Territorio e ambiente nelle aree rurali

SCHEDA PROGETTO

SCHEDA: PROGETTO DI RISANAMENTO, RECUPERO AMBIENTALE E ACQUISIZIONE DELLO STAGNO DI PLATAMONA

Soggetto presentatore

Amministrazione Comunale di Sorso (SS)

Motto

La progettazione ambientale come strumento per lo sviluppo integrato e sostenibile della Zona Costiera del territorio

Ambito territoriale e amministrativo

Stagno di Platamona e aree circostanti

Tipo di strumento urbanistico

Piano di settore per risanamento e valorizzazione ambientale

Stato di attuazione

Affidamento dell’incarico: 12/5/99

Progetto preliminare: adottato dall’Amministrazione Comunale il 20/9/99

Primo stralcio esecutivo: in corso di preparazione (entro novembre ’99)

Successivi stralci esecutivi: realizzazione prevista nell’arco di circa 10 anni

Struttura di esecuzione

Amministrazione Comunale di Sorso

Dott. Salvatore Angelo Razzu - Sindaco di Sorso

P.a. Giovannino Fois - Assessore all’Urbanistica

Geom. Salvatore Scanu - Assessore Lavori Pubblici

Geom Giampaolo Sanna - Capo dell’Ufficio Lavori Pubblici

Gruppo di progettazione interdisciplinare (incaricato dall’Amministrazione):

Andrea Sini ingegnere

Paolo M. Callioni dottore agronomo

Bruno Paliaga biologo

Fausto A. Pani geologo

Collaboratori:

Daniele Berardo rilievi topografici

Ivo Piras rilievi floro-faunistici

Giovannico Manca forestazione

Roberta Sanna geologia

CONTENUTI DEL PROGETTO

Obiettivi progettuali

L’intervento è stato realizzato partendo dalle richieste dell’Amministrazione Comunale di Sorso e sulla base dei risultati degli studi di settore (analisi climatica, geologia, agronomia e forestazione, vegetazione e fauna).

Esso persegue la finalità di mettere in sicurezza lo stagno di Platamona al fine di garantirne la conservazione e la valorizzazione in un’ottica di sviluppo sostenibile, secondo i principi della Gestione Integrata della Zona Costiera (G.I.Z.C.) enunciati nel Documento di riflessione dell’Unione Europea: "Verso una strategia europea per la Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC) – Programma Dimostrativo sulla gestione delle zone costiere della UE – 1999".

Tenendo conto dei livelli di trasformazione riscontrabili nell’area entro la quale lo stagno di Platamona ricade, la realizzazione degli interventi progettuali dovrà indurre modificazioni ambientali positive, per consentire il ripristino, il miglioramento e la valorizzazione di alcune delle principali componenti ambientali e funzioni ecologiche, attualmente compromesse, oltre al mantenimento di funzioni di valenza economica e territoriale già attualmente presenti.

La fase preliminare include un elenco di 25 progetti, da realizzare secondo una tempistica di breve, medio e lungo periodo (indicativamente entro un massimo di 10 anni), per un importo complessivo di circa 9.500 milioni di lire.

I progetti riguardano

  1. acquisizione dello stagno;

  2. avvio dell’infrastrutturazione per la sua fruizione;

  3. attuazione di misure di restauro e ripristino di alcune componenti ambientali interessate da forme diverse di degrado;

  4. adozione di misure per la prevenzione stabile del danno ambientale;

  5. integrazione dell’ambiente stagno con gli ambienti delle dune stabilizzate (Pineta e Ginepreto), degli arenili e dei coltivi con una logica di gestione integrata;

  6. riqualificazione dell’habitat antropizzato, per migliorarne la qualità ambientale, con limitazione degli effetti di marginalizzazione derivanti dalla presenza della strada provinciale;

  7. creazione dei presupposti per l’erogazione di nuovi servizi a matrice ambientale.

Motivazioni dell’intervento: lo sviluppo sostenibile dell’intorno territoriale

L’intervento progettuale è stato pensato con riferimento all’area "di progetto" dello stagno, ma tenendo ben presente che un intervento organico non può prescindere dalle componenti territoriali, fisiche e biotiche di un’area ben più vasta entro la quale lo stagno di Sorso-Platamona ricade: la fascia litoranea.

Tale approccio analitico trova le sue motivazioni fondamentali nell'esigenza progettuale, condivisa dall'Amministrazione Comunale, di:

  • avviare processi di risanamento dello Stagno tenendo conto delle sue relazioni con i sistemi immediatamente influenti e/o influenzati (la pineta, il sistema agricolo, gli insediamenti litoranei e gli arenili).

  • armonizzare l'intervento con le previsioni della R.A.S. ai sensi della L.R. n° 31/89 ed altri strumenti normativi in materia di salvaguardia della natura (Convenzioni Internazionali, Direttive Comunitarie, Leggi dello Stato, Leggi Regionali)

  • creare i presupposti per l'integrazione ecologico-funzionale tra lo stagno, gli insediamenti turistici litoranei già realizzati e quelli realizzabili nel futuro.

Tali finalità sono da perseguire in tempi e modi differenti, ma entro una coerente logica di gestione della fascia litoranea che comprende lo Stagno di Sorso.

Secondo tale logica l'intervento proposto, (i singoli progetti), si configura (si configurano) come un piano (un parco progetti) attraverso il quale (i quali) si potranno avviare i processi di conservazione delle componenti naturali integrandole con quelle antropiche e con i processi di sviluppo economici e sociali.

In altri termini l’intervento o il piano che viene proposto, cercando di superare il concetto di conservazione passiva o fine a se stessa, intende fornire il supporto a soluzioni immediate e orientamenti di sviluppo futuro in linea con i concetti di sviluppo sostenibile della fascia costiera. Essa per sua natura possiede elevata sensibilità contestualmente alla sua notevole suscettibilità d’uso turistico.

Inquadramento urbanistico e ambito territoriale di applicazione

Nel P.R.G. del comune di Sorso il biotopo dello stagno ricade in zona F, normato dal piano d’uso della fascia costiera, oltre che negli ambiti di "conservazione" e "restauro e recupero ambientale". del P.T.P. n. 5. Oltre al P.T. P., sono inoltre presenti i seguenti vincoli:

  • vincolo paesaggistico ai sensi della L. 1497/39

  • vincolo fascia costiera 300 m L. 431/85

  • vincolo fascia costiera L. 45/89.

Lo stagno (compresa la fascia peristagnale) è stato designato come zona umida di importanza internazionale (convenzione di Ramsar), per una superficie complessiva di circa 160 ha.

Un’area più vasta (250 ha) comprendente quella precedente è stata dichiarata "oasi permanente di protezione faunistica e di cattura" con D.A. D.A. della RAS n. 18 del 31.01.1996.

L’area vasta, che risulta in connessione diretta con il biotopo (dai diversi punti di vista: microclimatico, idrografico, idrogeologico, faunistico, pedologico, ecc,) risulta estesa per una lunghezza di circa 4.7 km lato nord per una fascia di circa 1.1 km, per una superficie complessiva di circa 6 kmq (600 ha) a fronte di 96 ha di stagno.

In tale area, oltre allo stagno, sono comprese superfici urbanizzate per circa 60 ha, le superfici agricole, l’arenile sabbioso, il sistema dunale più o meno evoluto e/o rimaneggiato.

All’interno dell’area vasta così considerata ricade parte del "ginepreto di Platamona"; secondo l’inventario dei biotopi della Sardegna della RAS, (rapporto dell’aprile 1994) si descrive il "ginepreto di Platamona", ma si fa riferimento a specie vegetali e animali proprie dell’area dello stagno, per cui ragione imporrebbe che "l’area vasta da considerare" per gli scopi del progetto debba comprendere anche il "ginepreto".

Si potrebbe estendere l’area da sottoporre a GIZC ad altre porzioni di litorale, ma sarebbe auspicabile definire meglio sia l’estensione dalla vasta area che il livello di connessione per armonizzare la salvaguardia del biotopo con l’intorno a prescindere da confini comunali, recependo in un unico quadro normativo e gestionale l’attuale frammentazione e/o sovrapposizione delle norme e delle destinazioni d’uso.

Il senso di tali frammentazioni e sovrapposizione di norme e utilizzi è ben espresso dalle differenti superfici che nell’arco di 30-35 anni sono state sempre oggetto di pianificazione puntuale e settoriale fuori da una visione complessiva sia dei problemi che delle componenti ambientali:

60 ha Superfici urbanizzate di Platamona

160 ha Convenzione di Ramsar (D.P.R. 448/76)

250 ha Oasi di protezione e cattura (D.A.D.A. n. 18 del 31.01.1996)

600 ha area vasta secondo il progetto

3000 ha il bacino idrografico dello stagno

7500 ha il bacino idrografico che alimenta il sistema litoraneo di Sorso

La progressione in aumento delle superfici interessate da pianificazione e/o indagini è assumibile come indicatore, da una parte, della disorganicità o episodicità nella gestione del territorio e, dall’altra, della maggior complessità dell’approccio alla gestione delle risorse ambientali nell’ottica dello sviluppo sostenibile.

Ciò avvalora l'approccio secondo il quale gli interventi proposti di seguito presupporranno il coinvolgimento di Enti e Soggetti sovracomunali (Amministrazione Provinciale, Comune di Sassari, RAS, ANAS, Demanio Marittimo, etc.).

 

Analisi ambientale e territoriale dell’area di intervento

L’iter di elaborazione del progetto ha visto la realizzazione di un insieme di studi tematici, con cui sono stati esaminati alcuni principali caratteri ambientali dell’area compresa tra gli arenili prospicienti il mare e lo Stagno di Platamona. Gli studi sono necessari e propedeutici agli interventi di progetto volti al recupero ambientale e alla valorizzazione del biotopo, in un’ottica di sviluppo sostenibile e di integrazione con il preesistente.

La lettura e la descrizione delle caratteristiche ambientali dell’area sono il risultato dell’approccio multidisciplinare realizzato dall’équipe costituita dai professionisti incaricati e dai loro collaboratori.

Dalle analisi ambientali è emersa la forte interconnessione esistente fra il settore agricolo, quello stagnale e quello litorale.

Solo l’interpretazione congiunta delle caratteristiche di tali ambienti e delle relazioni intercorrenti fra di essi può consentire una lettura corretta delle condizioni attuali e delle potenzialità dello Stagno alle quali collegare gli interventi.

L’intero sistema costituisce un caratteristico ambiente umido costiero, imperniato sulla presenza dello stagno retrodunale.

Tale constatazione, avvalorata dall’identificazione storica della funzione dello stagno, che si desume dall’analisi delle carte del catasto De Candia, oltre che dai descrittori ambientali identificati nello studio, portano a rivedere le linee progettuali degli interventi di sistemazione previsti dall’Amministrazione Provinciale di Sassari, volti a favorire gli scambi fra stagno e mare attraverso il canale Abbacurrente (costruito negli anni della Bonifica). Il collegamento a mare dello stagno, nel passato, avveniva invece attraverso un canale naturale per cui, in funzione delle precipitazioni, le acque erano smaltite attraverso le sabbie o, a seconda delle portate, direttamente a mare.

Le caratteristiche dulcacquicole dello stagno sono infatti confermate dal rilevamento delle comunità vegetali, delle specie floristiche e faunistiche presenti, e le indagini - e conseguentemente le proposte progettuali - sono state orientate al rispetto dell’originale natura del biotopo, nella prospettiva di un ripristino delle caratteristiche naturali e della rimozione delle cause di alterazione e di minaccia.

Climatologia

Lo studio ha determinato i caratteri climatici dell’area di interesse dello stagno di Platamona.

Gli aspetti di maggiore rilievo che sono emersi dallo studio riguardano:

  • il regime termico mediterraneo costiero, sostanzialmente mite;

  • il regime pluviometrico, caratterizzato da un’altezza di precipitazione di circa 600 mm/anno e da una concentrazione invernale e autunnale delle piogge, con una tendenziale riduzione dei valori di precipitazione annui;

  • il sistema idrografico superficiale, esposto a NW e il bacino idrografico, caratterizzato da un reticolo poco sviluppato ed esteso circa 31 kmq; una parte del drenaggio avviene per via sotterranea ed alimenta una falda che sostiene la presenza dello stagno.

  • una portata di afflusso al bacino media complessiva annua di circa 19 milioni di mc.

  • una portata di massima piena pari a 475 mc/s per un tempo di ritorno di 100 anni;

  • un elevato livello di evapotraspirazione, particolarmente durante il periodo estivo, durante il quale si realizza un marcato deficit idrico;

  • la presenza dei venti dominanti da W e NW, che producono una pressione ambientale sul delicato sistema dunale e sulla pineta;

A partire dalle fasi di realizzazione esecutiva del primo stralcio alcuni aspetti climatici dovrebbero essere monitorati; in particolare si renderà necessario uno studio sui dati di deflusso del bacino idrografico del Rio Buddi Buddi, su cui non è stato possibile effettuare verifiche precise.

Geologia

L’area è costituita da un sistema di depositi sedimentari miocenici (calcari e calcareniti), che erosi ospitano la valle del Buddi-Buddi (Rio S. Michele).

L’estensione attuale dello specchio d’acqua è quanto rimane di un sistema più esteso rimaneggiato dalla pressione antropica, che nel corso degli anni ha operato "bonifiche", frazionato la sua superficie e sottratto spazi alle acque con l’avanzare delle aree coltivate (zona SE dello stagno).

Analisi agronomico-forestale

L’analisi consente di determinare una sostanziale non suscettività dei suoli dello stagno (e delle sabbie) all’uso agricolo (tali substrati vanno invece difesi perché sede di elevati valori di naturalità) a fronte di una ottima suscettività alle produzioni agrarie dei suoli della zona retrostante.

La marcata eterogeneità (seppur sistemica) delle caratteristiche dei suoli e delle forme di land use evidenziano la necessità di porre come obiettivo prioritario per un intervento l’integrazione dei diversi ambiti territoriali presenti nell’area attraverso:

  • valorizzazione dell’agricoltura, da orientare verso le forme della sostenibilità (agricoltura biologica) per non creare squilibri, regolandone l’interfaccia con le aree di stagno. Ciò si può realizzare in parte anche attraverso l’aumento dell’offerta agrituristica dell’area, per favorire una fruizione associata alla tutela delle componenti naturalistiche e ambientali.

  • impulso alla cura del verde urbano delle zone turistiche, attraverso un piano di valorizzazione degli spazi verdi pubblici e privati (ad esempio attraverso un piano del verde), visto che questi risultano fondamentali conferire all’area turistica una migliore caratterizzazione paesaggistica e ambientale e favorire l’integrazione ambientale fra gli ambiti a diverso livello di antropizzazione.

  • interventi sulla pineta che riveste un grandissimo valore ambientale per l’area di Platamona, con un piano di risanamento forestale, volto a superare una situazione di generale deperienza dovuta principalmente all’assenza di manutenzioni e cure.

  • risanamento dei momenti di degrado (discariche abusive, sporcizia).

Per quanto riguarda gli eventuali ulteriori interventi edificatori nell’area, questi devono mirare quanto possibile al recupero dei manufatti esistenti e alla loro valorizzazione ambientale (arredo verde). L’eventuale introduzione di nuove costruzioni deve essere eseguita quando strettamente indispensabile nel pieno rispetto del paesaggio.

Vegetazione naturale e fauna

Le fitocenosi rilevate e riferite agli habitat presenti sono:

1) Vegetazione psammofila (xerofite e alofite)

  • dune mobili caratterizzate da Agropyron juniceum, Ammophila arenaria, Crucianella maritima - Ammophiletum;

  • dune stabili contraddistinte da Ononis ramosissima, Astragalus massiliensis, Ammophiletum

  • Sabbie cosolidate da Juniperus oxicoedrus e altri elementi di macchia – Juniperum Lentichetum;

2) Vegetazione igrofila caratterizzata essenzialmente da Schoenus nigricans e Erianthus ravennae - Schoeneto - Erianthetum, Inuletum e Scirpeto Juncetum;

3) Vegetazione stagnale

  • Lacustre (elofite), di sponda o ripa, con prevalenza di Cladium mariscus e Phragmites australis - Marisetum e Phragnitetum

  • Acquatica (idrofite), con specie galleggianti-natanti e radicanti-sommerse - Potamogeton pectinata;

4) Vegetazione igrofila con residui puntiformi di boscaglie umide a Salix, Populus, Tamarix;

5) Vegetazione xerofila con residui puntiformi (siepi e/o macchie da campo) a Chamaerops humilis - Oleo-lentisceto.

In sintesi, le singole componenti analizzate (vegetazione, flora e fauna), consentono di affermare che l’area vasta funzionale allo stagno è interessata da fenomeni di:

  • alterazione del reticolo idrografico

  • destinazione d’uso dei suoli non sempre compatibile con le potenzialità e vocazioni

  • interramento e trasformazione dello stagno particolarmente nella parte ove sfocia il Rio Buddi-Buddi

  • leggera ma progressiva eutrofia dello stagno

Tali fenomeni, se non arrestati, potranno determinare:

  • riduzione dell’estensione delle formazioni vegetali e delle comunità faunistiche

  • riduzione delle specie autoctone;

  • perdita irreversibile di specie uniche, rare, minacciate ed endemiche;

  • frammentazione, perdita e trasformazione irreversibile degli habitat originari

In funzione di tali evidenze le indicazioni scaturite dalle ricognizioni sulla vegetazione, flora e fauna dovranno orientare l’intervento nel suo complesso a:

  1. arrestare i fenomeni di degrado

  2. riqualificare gli habitat

  3. mettere in sicurezza il biotopo

  4. gestire il biotopo entro una logica di gestione ambientale dell’intero sistema litoraneo.