La Maddalena L’Amministrazione
Birardi lo aveva garantito: «Entro i primi sei mesi di legislatura la
città avrà il suo Piano urbanistico».
Solo dopo quattro anni, e in maniera piuttosto frettolosa, il Puc è
invece arrivato in aula per essere sottoposto all’attenzione delle forze
politiche e sociali. E le polemiche non si sono fatte attendere, anche se
la giunta “ulivista”, confidando sulla mancanza a La Maddalena di un
vero strumento urbanistico dal 1972, probabilmente non le aveva previste.
Su un territorio dove l’edificabilità è ormai ridotta all’osso,
all’interno di un Parco nazionale che fa pesare le sue esigenze, mai
strumento politico di programmazione aveva avuto un viatico così
travagliato.
Se per la maggioranza il Puc è lo strumento «necessario per definire
finalmente delle regole» (Stefano Filigheddu, Ds), per l’opposizione si
tratta di uno «strumento di gratificazione politica ai “compagni”,
prima che la loro esperienza amministrativa si concluda» (Francesco
Bardanzellu, An). Polemiche di stampo partitico a parte, la disputa si
gioca su un aspetto ben più importante: le possibili concessioni
volumetriche sulle isole di Spargi, Budelli, Santa Maria e Razzoli. Su
questo punto, i fronti politici e la cittadinanza sono nettamente divisi.
E la questione è rimbalzata anche sui quotidiani nazionali, che hanno
avviato un dibattito sulla possibile colata di cemento su quattro delle
più belle isole del Mediterraneo. Cosa c’è di vero? In realtà, gli
estensori del Puc hanno previsto circa 5000 metri cubi edificabili per
isola, per un totale di 20mila metri. Una volumetria consistente, specie
se si considera la particolarità delle isole. I motivi? Secondo i
tecnici, quei metri cubi serviranno alla creazione di servizi in
considerazione dei circa 60 mila turisti che, secondo le previsioni,
sbarcheranno nelle prossime estati sull’arcipelago. Insomma: tanti
visitatori probabili, tanti servizi necessari. Ma anche sulle scelte di
fondo legate all’edilizia turistica i pareri sono discordanti. Per
alcuni bisognerebbe puntare sul piccolo albergo familiare, altri
propendono per strutture di lusso. Aldilà delle posizioni contrastanti,
lo stesso piano ha previsto insediamenti alberghieri a nord dell’isola
madre di circa 450mila metri cubi, che esigono, se attuati, una
moltiplicazione di interventi di servizio su tutto il territorio comunale.
Un dibattito accesissimo. Anche perché, sino a qualche decennio fa, la
possibilità di nuove volumetrie nelle isole non veniva neppure
considerata. Il presidente del Parco, Ignazio Camarda, ha recentemente
ribadito che l’Ente «sulle isole è contrario ad ogni ulteriore
edificazione». Ulteriore, perché in realtà vi sono già delle
costruzioni (casematte, caserme, fortini) e qualche casa privata. Un caso
a parte è quello di Santa Maria, l’unica isola edificata nella parte
occidentale dell’Arcipelago, sulla quale anche i contrari ammorbidiscono
la linea, poiché «si potrebbe intervenire per creare i servizi
necessari» (Giovanna Sotgiu, ex consigliere della giunta Serra). Ma anche
l’Ente parco è in ritardo, fa notare l’ex sindaco Romeo Armellini (Ccd-Cdu,
opposizione) «perché doveva proporre un piano del Parco entro sei mesi
dall’insediamento del comitato provvisorio e invece, dopo tre anni, non
l’ha ancora fatto». E c’è anche chi, tra le file dell’opposizione,
giudica inutile il confronto «È una discussione oziosa Ñ afferma
Francesco Nardini
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