PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’AMBIENTE -
ESIGENZA DI UNA ELABORAZIONE COMPLESSIVA IN SENSO CULTURALE DEL
DATO NATURALE -
Da un punto di vista morfologico l’arcipelago
di La Maddalena è certamente un fenomeno unico; in parole
retoriche uno dei più "belli" del mondo.
Qualunque operazione di piano presuppone pertanto una comprensione
profonda di questa risorsa, non soltanto nella sua realtà
naturale, ma anche nella sua dimensione culturale.
Come tutti gli ambienti esteticamente
significativi questo paesaggio stimola all’interpretazione: chi
per terra e per mare percorre i vari itinerari di questo
arcipelago, non soltanto può essere affascinato dalla bellezza
dei singoli particolari, (meravigliose spiaggette con sabbie
colorate, insenature variatissime, promontori, scogli, rocce in
una sequenza continuamente mutevole) ma soprattutto,
coscientemente o a livello subliminale, è certamente colpito da
una presenza primordiale, arcaica, da una "sacralità"
del luogo.
Questa primordialità e questo teismo sono
espressi da varie componenti plastiche che nel complesso
definiscono una "scala ciclopica" anche se le formazioni
morfologiche che la costituiscono sono invece di dimensioni
relativamente piccole. Basta confrontare un frammento
incontaminato con un altro, dove sono nate recentemente una o due
casette - alte anche solo cinque o sei metri - per vedere come
questo paesaggio si appiattisce e si impiccolisce. Al contrario,
formazioni più grandi e complesse, come le varie
"fortezze", esaltano la dimensione plastica dell’insieme.
Un altro fattore rilevante, sotto il profilo
percettivo è la sua unitarietà dell’insieme terra-mare,
sopratutto quando l’arcipelago viene visto da una quota di
quaranta o cinquanta metri sul mare. E così come il paesaggio
olandese è stato intensamente espresso da Van Gogh proprio
perché dipinto dalle dighe, o dalle strade da un punto di vista
elevato, si potrebbe dire analogamente che la più completa e
complessa realizzazione estetica del paesaggio si verifica dalle
creste e dalle mezze coste e non dalla riva del mare. Da Monte
Moro a Capo d’Orso, a Punta Altura, a Guardia Vecchia e così
via da tutti i rilievi, è un continuo susseguirsi di visuali
diverse su questo mare "chiuso" dalle fughe progressive
dei profili delle isole e delle coste.
La potenza espressiva della geografia naturale
deve riflettersi nella "geografia volontaria", vale a
dire nelle modifiche introdotte dall’uomo nell’ambiente, così
come l’unitarietà di immagine del naturale deve aver riscontro
nell’artificiale.
Insistiamo su questo punto perché è nostra
convinzione che si debbano assumere orientamenti
urbanistico-architettonici differenti da quelli fino ad ora
espressi, in modo particolare sulla costa.
Non è certo inventandosi un falso stile
"sardo-arabo-siculo-mediterraneo" che si possono
mantenere i valori del paesaggio, senza contare che l’esaltazione
del pittoresco o la scenografia da "spaghetti-western"
coinvolge anche psicologicamente: passato il primo momento di
stupore, si avverte, proprio a livello esistenziale, la
superficialità di un ambiente predisposto per una
"rappresentazione".
Si tratta quindi di cambiar modello, non di
limitare i danni; e a nostro avviso, formazioni organiche unitarie
coraggiosamente, liberamente e modernamente disegnate senza false
preoccupazioni mimetiche, possono essere non solo più espressive
ed integrabili in un paesaggio così forte, ma soprattutto possono
essere più adeguate ad un comportamento psicologicamente attivo,
più idonee ad una molteplicità di interessi e quindi più
funzionali ad un interscambio sociale.
Crediamo che le considerazioni svolte in
precedenza ci possano esonerare da una ulteriore illustrazione di
questo punto: riteniamo infatti sufficientemente dimostrata l’esigenza
di arrivare ad una volontà politica comune che permetta di
sviluppare nel tempo -mano a mano che le varie necessità la
esigano - una strategia complessiva per l’intero arcipelago.
Il modello che viene presentato per un primo
dibattito con le forze politiche economiche e culturali, non è un
piano che si esprime per azzonamenti, destinazioni di aree,
indici, volumi, altezze ecc., ma una vera e propria ipotesi
strategica che esplicita le linee teoriche evidenziate in
precedenza.
Gli elementi che lo costituiscono possono così
descriversi:
- anzitutto una ellisse anfiteatro che coinvolge
l’isola di La Maddalena nella parte meridionale, Caprera nella
punta Ovest e la fascia costiera del territorio di Palau. Questo
anfiteatro, da collocarsi a mezza costa per permettere la visione
d’insieme di tutto l’arcipelago e lasciar libere le coste
salvo specifici punti attrezzati, dovrebbe essere disegnato come
una "megastruttura portante". Megastruttura, non intesa
come struttura fisica costruita, ma come disegno del paesaggio,
analogamente a molteplici esperienze storiche (città etrusche e
medioevali) che dagli elementi naturali traevano il disegno del
territorio. Essenzialmente quindi un sistema di infrastrutture che
integri elementi naturali, rocce, terrazzamenti, vegetazioni, con
altri elementi architettonici e con il tessuto edilizio e
urbanistico esistente attualmente disarticolato. Il centro di La
Maddalena, quello di Palau ed i nuclei della Marina esistenti in
Caprera diverrebbero le cerniere portanti del sistema.
Naturalmente pesi, qualità di insediamento e soprattutto le
attrezzature e servizi necessari, dovranno essere opportunamente
dosati sia in riferimento agli aspetti socio-economici che alle
diverse caratteristiche dell’isola di La Maddalena e di Caprera.
Per quest’ultima infatti, salvo il recupero
del patrimonio edilizio esistente, la continuità dell’ellisse
dovrebbe essere assicurata da attrezzature e servizi a carattere
turistico-sportivo che permettano la fruibilità della restante
parte destinata a parco.
L’isola di S. Stefano, al centro dell’anfiteatro,
costituisce il perno del sistema. Per questo non dovrebbe subire
insediamenti a carattere privato, ma all’interno attrezzature a
carattere collettivo (si pensi, come immagine alla Certosa di
Firenze che non deturpa il colle su cui è nata ma ne esalta anzi
le caratteristiche paesaggistiche) e lungo costa, piccole
attrezzature turistiche fruibili dall’interno del sistema.
Per quanto riguarda l’isola di La Maddalena,
innescata all’anfiteatro, dovrebbe nascere una spina centrale
lungo la dorsale principale. Questa spina, originatesi da Guardia
Vecchia, verrebbe collegata direttamente al centro abitato con una
struttura architettonica "a gradoni" (scalinata) e
sarebbe costituita da un insieme di architettura abitativa
"minuta" e da attrezzature collettive, ed ancora dalle
opportune calate a mare nei punti di attrezzatura.
Rimane il problema delle isole minori che
attualmente costituiscono un prezioso patrimonio ma la cui
utilizzazione è fortemente riservata: sembra opportuno
sottolineare a questo proposito l’importanza di un efficiente
sistema di trasporto pubblico (traghetti) che potrebbe veramente
moltiplicare la fruizione dell’intero arcipelago connettendolo
anche alle isole maggiori.
E’ necessario che le isole conservate nella
loro interezza e soprattutto non contaminate da strutture
residenziali, mentre si ravvisa l’opportunità di attrezzature
di servizio che potranno essere - come a Spargi - all’interno
sulla sella prospiciente la baia, mentre per le isole di Budelli
si potrebbe pensare anche ad attrezzature galleggianti ancorate
negli approdi naturali.
E’ chiaro che un modello così espresso ha
necessità di numerose verifiche, ma noi pensiamo che anche la
sommaria descrizione che ne abbiamo dato, possa essere sufficiente
per un primo coinvolgimento in un dialogo proficuo in modo da
affrontare i successivi passi senza preconcetti e con la
necessaria volontà creatrice.
La Maddalena. Giugno 1978 -