Piano Urbanistico Comunale di La Maddalena - Provincia di Sassari
Studio di compatibilità paesistico ambientale

Il sistema delle relazioni ed il "Modello"

In memoria di Leonardo e Andrea Ricci

La elaborazione del Piano Urbanistico Comunale di La Maddalena ha avuto un iter assai lungo e travagliato, ma segue tuttavia una linea di continuità con l’indimenticabile ricerca di Leonardo e Andrea ai quali questo lavoro va doverosamente dedicato.

 

 

 

 

 

il modello Ricci

PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’AMBIENTE - ESIGENZA DI UNA ELABORAZIONE COMPLESSIVA IN SENSO CULTURALE DEL DATO NATURALE -

Da un punto di vista morfologico l’arcipelago di La Maddalena è certamente un fenomeno unico; in parole retoriche uno dei più "belli" del mondo. Qualunque operazione di piano presuppone pertanto una comprensione profonda di questa risorsa, non soltanto nella sua realtà naturale, ma anche nella sua dimensione culturale.

Come tutti gli ambienti esteticamente significativi questo paesaggio stimola all’interpretazione: chi per terra e per mare percorre i vari itinerari di questo arcipelago, non soltanto può essere affascinato dalla bellezza dei singoli particolari, (meravigliose spiaggette con sabbie colorate, insenature variatissime, promontori, scogli, rocce in una sequenza continuamente mutevole) ma soprattutto, coscientemente o a livello subliminale, è certamente colpito da una presenza primordiale, arcaica, da una "sacralità" del luogo.

Questa primordialità e questo teismo sono espressi da varie componenti plastiche che nel complesso definiscono una "scala ciclopica" anche se le formazioni morfologiche che la costituiscono sono invece di dimensioni relativamente piccole. Basta confrontare un frammento incontaminato con un altro, dove sono nate recentemente una o due casette - alte anche solo cinque o sei metri - per vedere come questo paesaggio si appiattisce e si impiccolisce. Al contrario, formazioni più grandi e complesse, come le varie "fortezze", esaltano la dimensione plastica dell’insieme.

Un altro fattore rilevante, sotto il profilo percettivo è la sua unitarietà dell’insieme terra-mare, sopratutto quando l’arcipelago viene visto da una quota di quaranta o cinquanta metri sul mare. E così come il paesaggio olandese è stato intensamente espresso da Van Gogh proprio perché dipinto dalle dighe, o dalle strade da un punto di vista elevato, si potrebbe dire analogamente che la più completa e complessa realizzazione estetica del paesaggio si verifica dalle creste e dalle mezze coste e non dalla riva del mare. Da Monte Moro a Capo d’Orso, a Punta Altura, a Guardia Vecchia e così via da tutti i rilievi, è un continuo susseguirsi di visuali diverse su questo mare "chiuso" dalle fughe progressive dei profili delle isole e delle coste.

  • ATTENZIONE SPECIFICA AGLI ASPETTI "FORMALI" DELL’HABITAT -

La potenza espressiva della geografia naturale deve riflettersi nella "geografia volontaria", vale a dire nelle modifiche introdotte dall’uomo nell’ambiente, così come l’unitarietà di immagine del naturale deve aver riscontro nell’artificiale.

Insistiamo su questo punto perché è nostra convinzione che si debbano assumere orientamenti urbanistico-architettonici differenti da quelli fino ad ora espressi, in modo particolare sulla costa.

Non è certo inventandosi un falso stile "sardo-arabo-siculo-mediterraneo" che si possono mantenere i valori del paesaggio, senza contare che l’esaltazione del pittoresco o la scenografia da "spaghetti-western" coinvolge anche psicologicamente: passato il primo momento di stupore, si avverte, proprio a livello esistenziale, la superficialità di un ambiente predisposto per una "rappresentazione".

Si tratta quindi di cambiar modello, non di limitare i danni; e a nostro avviso, formazioni organiche unitarie coraggiosamente, liberamente e modernamente disegnate senza false preoccupazioni mimetiche, possono essere non solo più espressive ed integrabili in un paesaggio così forte, ma soprattutto possono essere più adeguate ad un comportamento psicologicamente attivo, più idonee ad una molteplicità di interessi e quindi più funzionali ad un interscambio sociale.

  • ESIGENZA DI UN DISEGNO A SCALA COMPRENSORIALE - INTEGRAZIONE CON L’ESISTENTE -

Crediamo che le considerazioni svolte in precedenza ci possano esonerare da una ulteriore illustrazione di questo punto: riteniamo infatti sufficientemente dimostrata l’esigenza di arrivare ad una volontà politica comune che permetta di sviluppare nel tempo -mano a mano che le varie necessità la esigano - una strategia complessiva per l’intero arcipelago.

  • IL MODELLO

Il modello che viene presentato per un primo dibattito con le forze politiche economiche e culturali, non è un piano che si esprime per azzonamenti, destinazioni di aree, indici, volumi, altezze ecc., ma una vera e propria ipotesi strategica che esplicita le linee teoriche evidenziate in precedenza.

Gli elementi che lo costituiscono possono così descriversi:

- anzitutto una ellisse anfiteatro che coinvolge l’isola di La Maddalena nella parte meridionale, Caprera nella punta Ovest e la fascia costiera del territorio di Palau. Questo anfiteatro, da collocarsi a mezza costa per permettere la visione d’insieme di tutto l’arcipelago e lasciar libere le coste salvo specifici punti attrezzati, dovrebbe essere disegnato come una "megastruttura portante". Megastruttura, non intesa come struttura fisica costruita, ma come disegno del paesaggio, analogamente a molteplici esperienze storiche (città etrusche e medioevali) che dagli elementi naturali traevano il disegno del territorio. Essenzialmente quindi un sistema di infrastrutture che integri elementi naturali, rocce, terrazzamenti, vegetazioni, con altri elementi architettonici e con il tessuto edilizio e urbanistico esistente attualmente disarticolato. Il centro di La Maddalena, quello di Palau ed i nuclei della Marina esistenti in Caprera diverrebbero le cerniere portanti del sistema. Naturalmente pesi, qualità di insediamento e soprattutto le attrezzature e servizi necessari, dovranno essere opportunamente dosati sia in riferimento agli aspetti socio-economici che alle diverse caratteristiche dell’isola di La Maddalena e di Caprera.

Per quest’ultima infatti, salvo il recupero del patrimonio edilizio esistente, la continuità dell’ellisse dovrebbe essere assicurata da attrezzature e servizi a carattere turistico-sportivo che permettano la fruibilità della restante parte destinata a parco.

L’isola di S. Stefano, al centro dell’anfiteatro, costituisce il perno del sistema. Per questo non dovrebbe subire insediamenti a carattere privato, ma all’interno attrezzature a carattere collettivo (si pensi, come immagine alla Certosa di Firenze che non deturpa il colle su cui è nata ma ne esalta anzi le caratteristiche paesaggistiche) e lungo costa, piccole attrezzature turistiche fruibili dall’interno del sistema.

Per quanto riguarda l’isola di La Maddalena, innescata all’anfiteatro, dovrebbe nascere una spina centrale lungo la dorsale principale. Questa spina, originatesi da Guardia Vecchia, verrebbe collegata direttamente al centro abitato con una struttura architettonica "a gradoni" (scalinata) e sarebbe costituita da un insieme di architettura abitativa "minuta" e da attrezzature collettive, ed ancora dalle opportune calate a mare nei punti di attrezzatura.

Rimane il problema delle isole minori che attualmente costituiscono un prezioso patrimonio ma la cui utilizzazione è fortemente riservata: sembra opportuno sottolineare a questo proposito l’importanza di un efficiente sistema di trasporto pubblico (traghetti) che potrebbe veramente moltiplicare la fruizione dell’intero arcipelago connettendolo anche alle isole maggiori.

E’ necessario che le isole conservate nella loro interezza e soprattutto non contaminate da strutture residenziali, mentre si ravvisa l’opportunità di attrezzature di servizio che potranno essere - come a Spargi - all’interno sulla sella prospiciente la baia, mentre per le isole di Budelli si potrebbe pensare anche ad attrezzature galleggianti ancorate negli approdi naturali.

E’ chiaro che un modello così espresso ha necessità di numerose verifiche, ma noi pensiamo che anche la sommaria descrizione che ne abbiamo dato, possa essere sufficiente per un primo coinvolgimento in un dialogo proficuo in modo da affrontare i successivi passi senza preconcetti e con la necessaria volontà creatrice.

La Maddalena. Giugno 1978 -

 

Il "modello Ricci", elaborato nel 1978 come studio preliminare del Piano Regolatore, ha rappresentato la prima "idea guida" per la definizione di una strategia complessiva per l’intero arcipelago.

Gli elementi costitutivi sono essenzialmente:

L’ellisse anfiteatro come ideogramma dell’unità del sistema terra-acqua, che coinvolge la parte "urbana" dell’Isola Madre, Caprera nella parte Ovest rivolta verso la città, e la fascia costiera del territorio di Palau, con al centro - perno del sistema - l’Isola di S. Stefano.

La "spina" come struttura di relazione tra la città e il suo territorio.

 

Contrapponendosi al proliferare dell’edificazione lungo costa, il "modello" identifica la "dorsale" morfologica come luogo di localizzazione delle attrezzature per la valorizzazione turistica dell’arcipelago.

Nelle successive revisioni e ancora in quella del 1989 l’Amministrazione ha espresso - non nei termini formali - l’accettazione del principio organizzativo e in particolare ha ritenuto "tendenzialmente perseguibile la localizzazione centralizzata individuata dal modello".

 

A seguito delle scelte del P.T.P. però, l’ipotesi del modello - in particolare la "spina" - non risulta più proponibile.

 

 

P.U.C.

La Maddalena


 

I limiti amministrativi del comune ed i comuni confinanti

 

 Relazione preliminare

 

Gruppo di lavoro
E. Corti - G.M. Campus
F.A. Pani - P. Callioni
 

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