Paesaggio e Architettura Rurale  
Territorio e ambiente nelle aree rurali

DOCUMENTAZIONE E CONTRIBUTI 


Il paesaggio costiero dal capo S. Elia a Cagliari

Paesaggio e architettura rurale

DOCUMENTI INTERVENTO DI SILVANO PIRAS - ARCHITETTO
s.pirasa@tiscalinet.it
RISORSE

Quadro normativo

L. 431, del 8/8/1985, “Disposizioni per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale”.

L. 1497, del 29/6/1939, “Protezione delle bellezze naturali”.

L. 1089, del 1/1/1939, “Tutela delle cose di interesse artistico e storico”.

L. 1150, del 17/8/1942,  “Legge Urbanistica”.

L.R. 31, del 7/6/1989, “Legge per l’istituzione dei parchi e delle riserve”.

IL PAESAGGIO DEL PROMONTORIO DEL MONTE DI S. ELIA

 All’interno del sistema ambientale cagliaritano, i rilievi collinari di S. Elia rivestono, insieme alle altre emergenze naturali, una straordinaria importanza, poiché determinano sia la forma che l’immagine della città, il primo volto che essa mostra al visitatore che giunga dal mare.

La bellezza di questi due colli che costituiscono il promontorio, viene principalmente dall’elevato grado di naturalità che essi ancora conservano, nonostante i segni dell’attività di cava, tanto che essi fanno parte dei biotopi più interessanti della Sardegna.

La sommità del S. Elia  apre le sue principali vedute paesaggistiche  verso il tramontare e il sorgere del sole. Chi visita  il faro o le rovine del forte di S. Ignazio, nelle ore pomeridiane, non può non apprezzare la splendida vista del tramonto  sulla laguna di S Gilla e sul mare, con sullo sfondo i monti del Sulcis. Cosi come  dalle due torri, una pisana e l’altra spagnola, è possibile ammirare l’alba sul Golfo di Quartu e la spiaggia del Poetto.

Il paesaggio naturale

                Le due emergenze di roccia calcarea, divise da una valle, si ergono  a sud-est di Cagliari, formando il promontorio di S. Elia, caratterizzato dalla enorme mole accidentata  di dirupi calcarei, di grotte naturali  e scogliere biancheggianti, che costituisce uno dei vertici del sistema dei rilievi, orientati secondo un asse che va da nord-ovest a sud-est, e divide in due il Golfo degli Angeli.

Detti rilievi hanno nel colle di S. Elia (o S. Bartolomeo, a seconda della denominazione) uno dei luoghi più ricchi di connotazioni paesaggistiche, una “bellezza panoramica” di primaria importanza, in cui è situato uno dei “punti panoramici o di vista” meritevoli di tutela, al pari del “quadro naturale”[1] costituito dall’insieme.

Il paesaggio culturale

Ma l’area non è solo un’importante emergenza morfologica del paesaggio costiero cagliaritano, un colle, che merita le migliori attenzione da parte delle istituzioni preposte alla tutela dei beni ambientali, ma anche un luogo abitato sin dai tempi più remoti, dal neolitico, come testimoniano i ritrovamenti nella grotta di S. Elia fatti dall’archeologo Taramelli, all’età del bronzo e alle epoche fenicio-puniche e romana.

Grazie alle sue caratteristiche di baluardo naturale, il promontorio fu determinante per le sue funzioni di difesa costiera della città, attestate anche dalle torri. Una delle quali, indicata ora nelle carte come Torre S. Elia, realizzata accanto ad una cisterna a damigiana, denominata prima “lanterna” e chiamata in seguito dagli spagnoli “poeht”, era segnale per le navi dirette al porto di Cagliari. La denominazione  della torre, “poeht” , dal vocabolo catalano che indica il pozzo , in seguito si estende a tutta la  spiaggia.

La funzione militare  e difensiva predomina sia nel secolo scorso che in quello attuale, con l’accrescersi della presenza delle tre armi. Solo a partire dalla seconda metà del novecento, con la realizzazione del borgo, compaiono i primi insediamenti residenziali, l’albergo di cala Mosca e il porticciolo di Marina Piccola.

La fisionomia del paesaggio  del promontorio è data da un insieme di  elementi: dalle stratificazioni degli interventi umani che hanno modificato l’ecosistema, creando nuovi rapporti tra le parti del territorio a forte valenza paesaggistico-ambientale, dagli usi che su di esso venivano esercitati e dagli insediamenti  stessi. I quali, in tempi più recenti, sono stati realizzati saturando le aree poste fra il colle i quartieri La Palma e Montemixi con interventi residenziali, e quelle verso il colle di Bonaria con la realizzazione  accanto alle aree destinate al traffico portuale degli impianti sportivi e della tangenziale , senza creare  per il borgo un vero e proprio effetto urbano.

Grazie al prevalere della funzione militare e difensiva, che ne ha garantito la salvaguardia, l’area costituisce oggi uno dei pochi lembi di territorio urbano sopravvissuti all’antropizzazione e agli appetiti edificatori generati dalla  spasmodica ricerca di aree.

Ciò fa si che i  colli segnino questa parte del territorio cagliaritano, dandogli insieme all’elevato grado di naturalità, il fascino e la suggestione che caratterizzando il paesaggio costiero cittadino. Sopravvissuti  alla dissoluzione dell’identità urbana e rurale storica, subiscono però la  perdita del sistema di relazioni con l’ambiente umido, nelle forme in cui esse emergono dalle carte ottocentesche[2].

 Percepire gli elementi paesaggistici

Peraltro la suggestione del luogo non viene solo da dall’ambiente naturale incontaminato,  ma anche dai paesaggi aperti  su vasti orizzonti di straordinaria bellezza. Vasti orizzonti che è possibile ammirare  specialmente nel sito da un punto, dal quale si apprezza visivamente il paesaggio della città e del suo hinterland, e che legano questo luogo secondo un filo di intervisibilità ad altri punti sparsi sul territorio.

Tale punto è costituito dalla torre S. Elia, ubicata sulla sommità del promontorio, ad oriente del monte S. Elia, in prossimità  del versante rettilineo che si affaccia a nord verso la spiaggia.  Vicinissima a questa è un’altra torre, ora in condizione di totale degrado, eretta a ridosso della Sella del Diavolo, luogo di sconvolgente bellezza panoramica.

Da tale punto è possibile rivolgere lo sguardo sull’orizzonte, esplorando a 360 gradi tutti i settori del paesaggio della porzione meridionale del territorio della provincia che volge verso il Golfo degli Angeli, sia dei due versanti di quello costiero, visibile senza interruzione visiva, dal Capo Carbonara ad oriente fino al Capo  Spartivento ad occidente.  Sia  le aperture paesaggistiche dei  rilievi montuosi  e del territorio agrario: ad est i monti del Sarrabus, fra i quali si evidenziano le cime dei Sette Fratelli , ad ovest quelli del Sulcis;.con i rilievi collinari e pedemontani e la vasta pianura del Campidano che li separa.

Inoltre, si possono percepire i diversi elementi naturali, che caratterizzano il sistema ambientale della conurbazione cagliaritana, in tutta la loro complessità e ricchezza di  connessioni: l’intero sistema geomorfologico comprendente sia i colli che le zone umide, le aree verdi, il cordone di dune litoranee e il mare. Cagliari si conferma città rivolta verso il Mediterraneo, protetta da stagno e laguna, che insieme alle saline, testimoniano delle relazioni strettissime tra l’insediamento umano e il contesto naturale. E’ possibile osservare i residui segni dei rapporti storici  ed economici che legavano l’organismo urbano al territorio circostante e alla cintura suburbana, prima che il ruolo produttivo dello stagno si ridimensionasse e incominciassero a rompersi gli equilibri territoriali consolidatisi nel corso del tempo.

Da qui è possibile ammirare tutte le caratteristiche dell’ambiente fisico in cui la città è immersa, dai colli di Monte Urpinu  e Bonaria, al Monte Claro e al San Michele, dall’emergenza  del Castello a quella del Tuvixeddu.

I M.ti Urpinu e Claro insieme al colle di Tuvixeddu , costituiscono gli ultimi lembi di aree verdi, sopravvissute all’espansione tumultuosa della città, che ha dilagato nelle aree pianeggianti, aggredito le basse colline, ricoprendo di residenze anche il colle di Bonaria, e rivolgendosi infine verso quello di S. Elia, occupando le aree residue con interventi urbanistici ed edilizi disorganici, urbanizzando poi la riva del golfo.  

La fascia costiera, è un altro degli elementi costitutivi del paesaggio dell’area cagliaritana visibile dalla sommità del Monte S. Elia, caratterizzata a oriente dallo splendido ecosistema, costituito dagli ambienti dello stagno di Molentargius, della fascia dunale di Is Arenas, dalla vasta estensione delle saline e dagli 8 chilometri della spiaggia del Poetto.

 La Sella del Diavolo

 Dal Poetto il colle appare come un promontorio calacareo,  con il versante rettilineo parzialmente ricoperto da ulivi, pini e macchia, caratterizzato dalla concavità detta Sella del Diavolo, con la punta  protesa verso il mare e la roccia che si innalza verso il cielo. Il luogo ha la struttura caratteristica e originalissima dei fenomeni naturali del paesaggio costiero mediterraneo e vi si apprezzano tutti gli elementi: la terra, il mare e il cielo. Esso fa da sfondo all’estensione della spiaggia e ne costituisce  il genius loci, il suo spirito guardiano, lo spirito del luogo, un punto sicuro d’appoggio, capace di orientare, che rende possibile identificarsi con l’ambiente. L’identificazione presuppone l’identità del luogo e la sua integrità. L’identificazione è la base  del senso di appartenenza  a questi luoghi dei cagliaritani.

Ma il paesaggio della Sella del Diavolo non è solo un puro fenomeno naturale, la sua struttura incarna dei significati. Tali strutture e significati, in passato hanno originato mitologie, che hanno costituito le basi dell’immaginario popolare, dando luogo alla leggenda della lotta tra l’orda di demoni e la legione di angeli.

Lungo  la  cresta del lato nord-est del promontorio, accanto alla cisterna punica che ha dato nome alla torre, si trovano i resti del tempio di Astarte, eretto nella posizione ideale per abbracciare tutto l’ambiente circostante, il panorama del mare e della costa, la luce intensa delle diverse stagioni. Le cosmogonie arcaiche che spiegano il processo delle origini di ogni cosa, in genere intendono la creazione come matrimonio del cielo e della terra. E la dea, che secondo la leggenda nacque da un uovo caduto dal cielo, personificava  appunto la forza generatrice della natura.

Le vestigia del tempio sono il luogo ideale per fare un’esperienza della qualità della luce, e del sole che pervade lo spazio facendo risaltare le proprietà delle cose naturali uniformemente illuminate, e dell’estensione sconfinata  del paesaggio, di cui lo spettatore stesso rappresenta il centro.  

Il promontorio, nei primi secoli dopo Cristo, fu anche luogo di ritiro ascetico dei primi eremiti cristiani, fra i quali viene ricordato Elia,  martirizzato dai romani durante le persecuzioni.

Dalla spiaggia si apprezzano, ancora intatti, in un'unica veduta, in grado di abbracciare  tutti i livelli ambientali , l’orizzontale del mare e il verticalismo della collina, la roccia del pomolo,  le bianche creste di calcare e il verde della vegetazione amalgamati in un opera straordinaria  di grande fascino.

 Dal mare, andando oltre  la Sella, il paesaggio cambia, le alte creste della costa alta e rocciosa  precipitano quasi ovunque a picco, generando scogliere  e caratteristiche insenature. Si alternano  il paesaggio delle falesie, talvolta molto elevate, e quello delle cale, dei dirupi, degli scogli e le grotte naturali, in un susseguirsi di piccoli ambienti molto eterogenei.

Fra questi, particolarmente interessante è la Cala Fighera che delimita  il  profondo vallone  a forma di anfiteatro che divide i due promontori, dei quali quello di destra, denominato  Capo S. Elia,  costituisce il limite meridionale di uno dei versanti rettilinei del colle.

Proseguendo verso occidente, la linea di costa  appare meno frastagliata e più adatta alla balneazione li dove si apre la Cala Mosca, che conclude la valle su cui digradano con un pendio leggero i due colli, sulla quale si  affaccia l’albergo, realizzato in forme moderne nel dopoguerra. All’estremità meridionale dell’altra emergenza calcarea, su cui è posto  anche il Forte di S. Ignazio, la dove la costa diviene di nuovo alta e rocciosa, si erge imponente la Torre di Calamosca accanto al Faro Di S. Elia.

 Realizzato i pietra calcarea nel XVIII° secolo, in posizione dominante lo specchio di mare a occidente del promontorio, il fortino costituisce un imponente  e incompiuta opera difensiva, ispirata ai modelli di architettura militare del XVII° secolo, utilizzata prevalentemente per funzioni sanitarie.

Sul versante occidentale il colle forma un altra piccola valle a forma di anfiteatro, oltre la quale  accoglie sul pendio l’insediamento residenziale del borgo  S. Elia. Ai piedi del colle si erge il Lazzaretto, sullo sfondo degli edifici prefabbricati del quartiere moderno

NOTE

[1]  L. 1497/39

[2]  Piano topografico di Cagliari e dintorni. 1858. Scala 1:5000. Firenze , Istituto Geografico Militare

Bibliografia di riferimento

M. Bernardi, Archeologia del paesaggio, Firenze, 1992.

G. Oneto, Valutazione di impatto del paesaggio, Milano, 1987.

I. Principe, Cagliari. Le città nella storia d’Italia, Bari 1981.

G. Spano, Guida alla città e dintorni di Cagliari, Cagliari, 1861.

D. Scano, Forma Karalis, Cagliari, 1934.

S. Martelli, Oltre le mura, Cagliari tra ottocento e novecento, 1993.