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PROBLEMATICHE DELLA PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO EXTRAURBANO IN SARDEGNA |
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Articolo pubblicato su "Agro Ambiente - La rivista de Il Dottore in Scienze Agrarie e Forestali" n. 7/8 luglio-agosto 1997 Paolo M. Callioni - Enzo Ibba - Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sardegna Con la collaborazione di Fausto A. Pani - Direttivo INU Sardegna Sino al più recente passato nei processi di pianificazione territoriale si trascurava quasi completamente l’ambito extraurbano, ed in particolare le cosiddette zone agricole, nonostante queste rappresentassero sempre la parte più cospicua (in media oltre l’80% e in Sardegna oltre il 90%) del territorio: nella stesura del PRG con un procedimento in negativo venivano definite zona E tutte le aree che non potevano essere classificate altrimenti; su tali aree non veniva fatto nessun altro studio e poco spazio veniva loro dedicato nelle norme di attuazione, dove ci si limitava ad inserire in modo acritico e generalizzato vincoli e indici fondiari mutuati dalla legislazione sovraordinata. LA LEGGE URBANISTICA REGIONALE 45/89 In concomitanza con il trasferimento della potestà legislativa in materia di pianificazione alle Regioni, e in parallelo con un generale risveglio di interesse per l’ambito extraurbano che ha portato all’emanazione di norme specifiche di tutela nelle regioni Sicilia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Lombardia, Piemonte ecc., anche in Sardegna la L.R. 45/89 con i P.T.P. e le direttive sulle zone agricole che da essa derivano ha dato un nuovo indirizzo alla pianificazione territoriale. Essa traccia due direttrici fondamentali in materia di pianificazione: prima di tutto orienta l’attenzione del pianificatore verso l’ambito extraurbano, sino ad allora praticamente ignorato, spostando l’accento dagli aspetti urbanistici (riferiti all’urbs in senso stretto) agli aspetti territoriali; inoltre introduce fra gli obiettivi della pianificazione la tutela delle risorse del patrimonio naturale, ambientale, artistico e culturale. E’ chiaro che riorientare i criteri della pianificazione territoriale dagli aspetti urbanistici (intesi nella classica accezione costruttivo-architettonica) verso una pianificazione e tutela del territorio in toto porta ad aumentare notevolemente il significato del piano (oltre che la sua complessità di elaborazione); in parallelo si verifica anche un ampliamento della rosa delle figure professionali conivolte nel processo di studio e pianificazione. Secondo l’art. 1 della L.R. 45 i soggetti della pianificazione territoriale (Regione, Province, Comuni singoli o associati): a) pianificano l’uso delle risorse territoriali e la regolamentazione degli interventi di modificazione delle destinazioni d’uso del territorio; b) coordinano la pianificazione dell’uso del territorio con gli indirizzi, gli obiettivi e gli atti della programmazione economica nazionale e regionale; c) assicurano la più rigorosa tutela delle risorse territoriali, con particolare riguardo alla salvaguardia del patrimonio naturale, ambientale, artistico e culturale, ai fini della loro valorizzazione; d) verificano periodicamente e adeguano i piani ed i programmi pubblici concernenti l’uso e la tutela del territorio ai diversi livelli. Nello stabilire gli strumenti per l’uso e la tutela del territorio a diversi livelli (PTP, direttive, vincoli, schemi di assetto territoriale; Piani Urbanistici Provinciali, Piani Urbanistici Comunali e Piani Urbanistici Intercomunali), l’art. 4 precisa che a livello comunale “il Comune con il piano urbanistico comunale ... regola l’uso del territorio agricolo e delle parti destinate allo sviluppo turistico e produttivo industriale e artigianale”. All’art. 5 viene precisato il ruolo e la portata dello strumento generale rappresentato dalle direttive, mentre all’art. 8 vengono introdotte specificamente le direttive per le zone agricole. Sempre nella 45 l’art. 16 precisa che nel P.U.P. devono essere individuate precise normative di coordinamento riferite ad ambiti territoriali omogenei anche per l’uso del territorio agricolo e costiero. Questo è un altro elemento di forte innovazione contenuto nella legge (poi ribadito anche nelle direttive sulle zone agricole), che consiste nel non considerare più le aree extraurbane come un ambito territoriale omogeneo. Ciò permette di individuare per i diversi ambiti del territorio tutta una serie di specificità di ordine economico-sociale, naturalistico, culturale, di cui in precedenza nel processo di pianificazione non si teneva conto, con il risultato di effettuare scelte di pianificazione non razionali. DIRETTIVE SULLE ZONE AGRICOLE Le direttive sulle zone agricole (DPGR 228/94), pertanto, descrivono i criteri generali per l’uso e per l’edificazione del territorio agricolo, attraverso alcuni obiettivi primari: a) valorizzare le vocazioni produttive delle zone agricole garantendo, al contempo, la tutela del suolo e delle emergenze ambientali di pregio; b) incoraggiare la permanenza, nelle zone classificate agricole, della popolazione rurale in condizioni civili ed adeguate alle esigenze sociali attuali; c) favorire il recupero funzionale ed estetico del patrimonio edilizio esistente, sia per l'utilizzo aziendale che per quello abitativo. Di fatto le direttive sulle zone agricole, sottolineando alcuni aspetti già contenuti nella L.R. 45, pongono solide basi ad una razionale pianificazione del territorio extraurbano. In tal senso, le specificazioni sulla sottozonizzazione dettate dall’articolo 8 (individuazione delle sottozone agricole) non possono - come qualcuno ha inteso - concretarsi in una semplice definizione di intenti da perseguire poi attraverso gli strumenti di pianificazione indiscriminata sino ad oggi applicati, ma sottendono un metodo di analisi e orientazione approfondita del territorio agricolo che tutelandone le specificità e valorizzandone armonicamente le funzioni, permetta di giungere ad una razionale individuazione delle diverse sottozone: nella formazione di nuovi P.U.C., di revisione di quelli vigenti o mediante apposita variante, i Comuni tutelano le parti di territorio a vocazione produttiva agricola e salvaguardano l’integrità dell’azienda agricola e rurale. I Comuni suddividono le zone agricole del proprio territorio in 5 sottozone aventi precise caratteristiche. La ripartizione in sottozone agricole deve essere deliberata mediante la valutazione: dello stato di fatto; delle caratteristiche geopedologiche e agronomiche intrinseche dei suoli; della loro attitudine e potenzialità colturale; il tutto supportato da idonea rappresentazione cartografica (art. 8 delle direttive). CRITERI DI STUDIO E PIANIFICAZIONE DELL’AMBITO RURALE Un concetto importante relativo alla pianificazione extraurbana in un ottica di tutela ambientale è quello di sviluppo sostenibile, inteso come l’insieme delle condizioni tecnologiche, politiche e culturali finalizzate ad una integrazione tra le caratteristiche socio-economiche e quelle ambientali (F.A.O., 1976), attraverso: · mantenimento e miglioramento del rapporto produzione/servizi (produttività) · ricezione del grado di rischio di produzione (sicurezza) · protezione del potenziale delle risorse naturali e prevenzione della degradazione dei suoli e della qualtà delle acque (protezione) · costruzione di una viabilità economicamente valida (viabilità) · accettabilità sociale degli interventi sul territorio (accettabilità) La politica di sviluppo sostenibile di un’area si concreta di fatto nella possibilità di creare e mantenere una situazione di equilibrio economico, ambientale e sociale tale da permettere l’uso del territorio per un periodo indefinito di tempo. Vengono conseguentemente definiti non adatti tutti quegli usi antropici, industriali, agricoli, forestali, che provocherebbero un deterioramento severo e/o permanente della qualità del territorio. E’ infatti necessario mantenere il più possibile intatto il livello qualitativo e quantitativo delle risorse naturali, al fine di preservarle per le generazioni future. In tale contesto, in parallelo con la piena tutela degli ambiti a vocazione naturalistica integrale, la salvaguardia dell’azienda agricola costituisce un presupposto essenziale della tutela in quanto, attraverso di essa, si preservano sia gli aspetti organizzativi che le risorse naturali ed ambientali in essa presenti. Non si deve dimenticare, infatti, l’importante ruolo di tutela dell’ambiente di cui l’agricoltura è investita, visto che la stabilità ambientale di tante aree dipende in larga misura dall’equilibrio ecologico rurale, e ciò particolarmente in ambienti minacciati da una espansione incontrollata degli usi edilizi, che possono procurare alterazioni. Per quanto riguarda i rapporti fra aree urbane e ambiti rurali, gli effetti dell’espansione urbana si rivelano nelle aree rurali quasi sempre negativi, e in linea generale possono essere valutati in termini di costi che subiscono il settore agro-forestale e la collettività nel suo insieme: a) Costi di sottrazione, dovuti alla perdita permanente delle produzioni future ottenibili dall'azienda per il trasferimento irreversibile di terreni ad usi extragricoli; b) Costi di interazione, dovuti alla competizione tra agricoltura e settori extragricoli - specie nell'uso di taluni fattori produttivi - nonché alla conflittualità tra usi alternativi del territorio rurale. La minimizzazione di detti costi può essere perseguita trasferendo ad altre destinazioni d'uso (es. nuovi insediamenti) le superfici meno produttive e quelle dove le interazioni negative sulla produttività dei fattori impiegati sono minime. I fabbisogni di risorse espressi dal settore agricolo possono innescare, in particolare in alcuni casi, problematiche simili a quelle indotte dai settori extragricoli. Anche l'agricoltura consuma infatti risorse e richiede spazi edificabili necessari per le esigenze dell'azienda; a ciò si aggiunge spesso una domanda da parte di residenti nelle aree agricole, più o meno legati all'attività primaria. Da qui la necessità di individuare, per poi diversificare, le potenzialità edificatorie delle aree "E" in funzione della domanda proveniente dalle imprese agricole e dalle famiglie coltivatrici. Fra gli altri obiettivi prioritari vi sono anche quelli di impedire l’ulteriore frammentazione della base fondiaria aziendale e di creare, ogni qualvolta sia possibile, le premesse di un riordino fondiario. Lo sviluppo nella tutela delle aree rurali deve quindi far riferimento ad un approccio globale se vuole cogliere, oltre al pur rilevante aspetto produttivo, la “funzione globale” svolta dal territorio. DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI PIANIFICATORI DELLO SPAZIO RURALE Per essere in condizione di operare scelte urbanistiche razionali nei confronti delle risorse agrarie e naturali, si devono pertanto privilegiare le analisi conoscitive ed interpretative specifiche per le aree rurali. Discende da ciò l’esigenza di un contributo professionale qualificato negli studi. Si deve sottolineare a tal proposito come l’ordinamento professionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (L. 3/1/76 n. 3, modificata e integrata dalla L. 10/2/92 n. 152), all’art. 2, che elenca le competenze professionali reciti fra l’altro: 1. Sono di competenza dei dottori agronomi e dei dottori forestali le attività volte a valorizzare e gestire processi produttivi agricoli, zootecnici e forestali, a tutelare l’ambiente e, in generale, le attività riguardanti il mondo rurale. In particolare, sono di competenza dei dottori agronomi e dei dottori forestali: ... c) lo studio, la progettazione, la direzione, la sorveglianza, la liquidazione, la misura, la stima, la contabilità e il collaudo di opere inerenti ai rimboschimenti, alle utilizzazioni forestali, alle piste da sci ed attrezzature connesse, alla conservazione della natura, alla tutela del paesaggio ed all’assestamento forestale; ... q) gli studi di assetto territoriale ed i piani zonali, urbanistici e paesaggistici; la programmazione, per quanto attiene alle componenti agricolo–forestali ed ai rapporti città–campagna; i piani di sviluppo di settore e la redazione nei piani regolatori di specifici studi per la classificazione del territorio rurale agricolo e forestale; r) lo studio, la progettazione, la direzione, la sorveglianza, la misura, la stima, la contabilità ed il collaudo di lavori inerenti alla pianificazione territoriale ed ai piani ecologici per la tutela dell’ambiente; la valutazione di impatto ambientale ed il successivo monitoraggio per quanto attiene agli effetti sulla flora e la fauna; i piani paesaggistici e ambientali per lo sviluppo degli ambiti naturali, urbani ed extraurbani, i piani ecologici e i rilevamenti del patrimonio agricolo e forestale;... z) il recupero paesaggistico e naturalistico; la conservazione di territori rurali, agricoli e forestali; ...” Come si vede, non solo le competenze in campo urbanistico dei Dottori Agronomi e Forestali sono chiaramente definite dalla legge, ma soprattutto si rileva la centralità del ruolo di tali figure ai fini dello studio e della pianificazione del territorio extraurbano, comprendendo sia le aree rurali in senso stretto sia, con una visione più ampia, tutto l’ambito naturale. Perciò quando le direttive sulle zone agricole della Regione Sardegna, all’art. 8, parlano di “valutazione dello stato di fatto; delle caratteristiche geopedologiche e agronomiche intrinseche dei suoli; della loro attitudine e potenzialità colturale”, è evidente come tali compiti risultino di competenza dei dottori agronomi e forestali. Quando le stesse direttive pongono la necessità della zonizzazione delle zone agricole, fra l’altro, esse costituiscono attività professionale di competenza esclusiva di tali figure. Naturalmente il significato di tale esclusività, derivante dalle prescrizioni normative, va senz’altro inteso come l’opportunità per tale categoria di fornire un contributo tecnico-professionale di elevato spessore, che altre figure professionali non potrebbero rendere con standard qualitativi di pari livello. Le conoscenze specifiche e approfondite riguardanti i processi produttivi ed economici, gli aspetti scientifici e naturalistici del mondo vegetale e animale, del terreno, dell’acqua, del clima, oltre alle conoscenze tecnico-ingegneristiche (meccaniche, idrauliche, costruttive, tecnologiche), costituiscono un bagaglio conoscitivo che i Dottori Agronomi e Forestali debbono responsabilmente mettere a disposizione della collettività al fine di ottimizzare gli studi sulle aree extraurbane. Ugualmente si deve sottolineare come tale significativa partecipazione deve comunque affiancarsi e integrarsi con i contributi agli studi territoriali delle altre categorie professionali: ingegneri, architetti, urbanisti, geologi, ma anche sociologi, demografi, archeologi, storici, e così via. Non c’è dubbio come l’approccio multidisciplinare permetta di affrontare nel modo più approfondito e risolutivo problematiche intrinsecamente complesse come quelle della pianificazione territoriale. Anzi, è importante sottolineare i limiti dell’approccio monodisciplinare applicato sino ad oggi in tale campo, in cui si sono privilegiati gli aspetti più strettamente edilizi. LE LINEE GUIDA DELLA FEDERAZIONE REGIONALE DOTTORI AGRONOMI E FORESTALI Proprio per affrontare in modo organico e professionale gli obiettivi di pianificazione territoriale sopra citati è sorta l’esigenza di mettere a punto strumenti di valutazione adeguati alla realtà della Sardegna, anche in relazione al fatto che non esistono attualmente metodologie che affrontino in modo organico tutti gli aspetti della pianificazione del territorio extraurbano. Un contributo recente è quello proposto la scorsa estate a cura di Enzo Ibba dalla Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sardegna, che ha redatto un breve manuale intitolato “Linee guida ed orientamenti per l’adeguamento dei P.U.C. alle direttive sulle zone agricole” Nel lavoro sono contenuti alcuni riferimenti principali per la redazione degli studi di pianificazione del territorio extraurbano. In breve il metodo consiste nella effettuazione a vari livelli di approfondimento (descritti nella figura dai riferimenti agli obiettivi generali e agli obiettivi specifici) di una serie di studi generali sul territorio (rilevazioni da effettuare). A partire da tali studi si possono ricavare un certo numero di informazioni specifiche, tradotte poi su carte tematiche che descrivono gli aspetti caratteristici delle situazioni esaminate. Il metodo, prendendo lo spunto dalle prescrizioni contenute nelle direttive sulle zone agricole, permette di effettuare un’analisi scientifica delle principali caratteristiche del territorio, in piena coerenza con i sopracitati obiettivi di razionalizzazione delle metodiche di pianificazione. Esso descrive una metodologia generale che, in considerazione della estrema complessità dell’oggetto dell’analisi, e a seconda delle specificità degli ambienti studiati, può essere adattata con una certa elasticità alle varie realtà, lasciando un certo spazio al professionista, che può decidere di concentrare lo sforzo di studio su situazioni valutate di maggiore importanza relativa, affrontando in modo meno approfondito aspetti di minor significato. Nonostante l’elasticità e l’adattabilità del metodo, alcuni passaggi dell’analisi non possono in alcun modo essere tralasciati nello studio, a rischio di inficiare il risultato complessivo. Molti dottori agronomi e forestali sono stati recentemente inclusi nei gruppi di lavoro incaricati degli studi per l’adeguamento dei P.U.C. ai P.T.P. e (in parallelo) alle direttive sulle zone agricole. Per effettuare tali analisi del territorio, peraltro, nè la Regione nè tantomeno i Comuni hanno messo a disposizione fondi adeguati alla complessità e all’importanza degli studi, il cui significato strategico per la tutela e lo sviluppo del territorio rurale e naturale è stato solo parzialmente compreso dagli Amministratori. In tali condizioni, anche nell’elaborazione dei P.U.C., ove non vi siano le condizioni oggettive per effettuare alcuni studi specifici assolutamente necessari, è possibile giungere a indicazioni di pianificazione di livello più generale, ad esempio effettuando una serie di studi che possano consentire di giungere all’identificazione delle zone “E”, lasciando invece ad un approfondimento particolare successivo il prosieguo del lavoro per l’identificazione delle sottozone da E1 a E5 previste nel DPGR 228/94. PIANI PARTICOLAREGGIATI DEL TERRITORIO EXTRAURBANO Dal documento della Federazione emerge a tal proposito un’esigenza fondamentale ai fini della corretta tutela e valorizzazione dello spazio rurale: nella pianificazione del territorio extraurbano a una pianificazione generale deve essere affiancato un piano particolareggiato, che contenga alla scala di dettaglio le specificazioni di carattere normativo e attuativo. Ciò in parallelo a quanto accade già nell’ambito urbano, dove a strumenti di programmazione (i piani urbanistici comunali) si affiancano strumenti attuativi (i piani particolareggiati dei centri urbani), che si occupano nello specifico di dettare le norme sugli usi effettuabili nei diversi ambiti descritti dal piano. E’ necessario invece che anche la pianificazione delle aree extraurbane, e in particolare delle aree agricole, sia effettuata con analoga attenzione, riservando a una fase di approfondimento la definizione delle normative di attuazione particolareggiate. LA PIANIFICAZIONE STRUMENTO DI SVILUPPO ECONOMICO Tale approccio è necessario e urgente: sono in gioco la valorizzazione economica e sociale e la salvaguardia ambientale e culturale degli ambiti territoriali extraurbani della Sardegna: una Regione, le cui risorse principali sono di fatto strettamente legate all’ambiente naturale (agroalimentare e turismo); una Regione in cui la crisi economica, accompagnata dagli elevati tassi di disoccupazione e da un elevato deficit agroalimentare impongono uno sforzo collettivo verso uno sviluppo economico; una Regione in cui il rapporto di superficie fra aree extraurbane e aree urbane è nettamente più a favore delle prime (rispetto alla media italiana); una Regione in cui i suoli fertili sono una bassa percentuale del totale; una Regione in cui pertanto la programmazione dell’ambito extraurbano non può assolutamente essere lasciata al caso ma deve essere effettuata con estrema attenzione. Viceversa una scarsa attenzione all’ambiente o un uso incontrollato del territorio possono produrre conseguenze gravi e rilevanti non solo dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma anche e soprattutto sull’economia, sull’uomo e su tutte le sue attività. I casi più eclatanti sono i molti esempi di dissesto idrogeologico e ambientale di desertificazione o degrado paesaggistico, di cui purtroppo spesso possiamo apprezzare gli effetti anche in Sardegna; ma non vanno dimenticati i consumi di suolo agricolo a favore di aree industriali o abitate (costruite in modo più o meno selvaggio) che con meno clamore hanno tolto alla funzione produttiva agricola zone prossime alla costa e aree interne. Alcuni di questi, come i molti terreni fertili ubicati per lo più nelle pianure costiere (ad eccezione dell’area del Campidano) costituiscono risorse strategiche per l’economia e lo sviluppo della Sardegna. Basta pensare che a una perdita di 10.000 ha di suolo in un’area corrisponde una riduzione del fatturato agricolo di non meno di 50 miliardi.
LA METODOLOGIA APPLICATA NEL COMUNE DI SOLEMINIS Il metodo descritto nelle “Linee guida ed orientamenti per l’adeguamento dei P.U.C. alle direttive sulle zone agricole”, essendo stato messo a punto solo recentemente, non ha ancora trovato riscontro nell’elaborazione concreta degli studi dei piani urbanistici, e non sono ancora disponibili risultati operativi completi, in considerazione del fatto che praticamente tutti i lavori sono ancora in itinere. Fra i piani in lavorazione quello di Soleminis, alla cui elaborazione partecipano gli scriventi, è in dirittura d’arrivo, essendo stata già approvata la fase di massima ed essendo in presentazione gli elaborati del progetto esecutivo. Intanto bisogna sottolineare come al Comune di Soleminis sia stata riservata un’attenzione particolare, proprio per l’opportunità di testare molte delle indicazioni metodologiche sin qui descritte in un’area di ridotta estensione territoriale. Soleminis è un piccolo Comune dell’hinterland di Cagliari, ubicato a circa 20 Km dal capoluogo. Il territorio comunale è esteso 1300 ha e ospita 1350 persone circa. Lo studio del territorio del Comune di Soleminis è stato effettuato seguendo i principi descritti nelle linee guida, adattati alla specifica realtà del territorio, analizzato a scala di semidettaglio. E’ stato prodotto uno studio piuttosto accurato dell’uso del suolo, per comprendere i rapporti fra le diverse realtà insediative esistenti sul territorio, e sono stati così discriminati gli ambiti urbani, le colture agrarie e alcune principali infrastrutture delle aree rurali, individuando e classificando le principali formazioni vegetali naturali. Fra di esse l’ampia area forestata nella parte meridionale del territorio, che costituisce una zona di pregio naturalistico e ambientale ma anche un’area particolarmente vulnerabile. In successione è poi stata elaborata una carta degli scenari del paesaggio, in cui sono state sintetizzate alcune caratteristiche principali del paesaggio, con un senso sia per l’aspetto percettivo che ai fini la definizione di alcuni comparti: aree a uso consolidato omogeneo, elementi caratterizzanti del paesaggio agricolo (come il paesaggio del vigneto e dell’oliveto), parchi rurali e naturali, ecc. La carta delle unità di paesaggio e dei suoli invece riporta i tematismi relativi ai suoli, e costituisce una delle carte di maggiore importanza per l’intero studio. Il suolo, il paesaggio e il clima costituiscono un ecosistema complesso, i cui componenti sono fortemente correlati fra loro. La carta dei suoli e delle unità di paesaggio è la carta di base per la definizione e la delimitazione delle aree a diversa suscettività d’uso. Sulla base delle informazioni ritratte dalla carta dei suoli si sono poi effettuate le analisi della capacità d’uso dei suoli e della suscettività d’uso dei suoli, secondo la consolidata metodica FAO della land evaluation. Nella la prima (land capability) si considerano soprattutto gli elementi territoriali che limitano l’uso del suolo dal punto di vista agronomico e forestale in generale. La suscettività deriva da un confronto fra le esigenze d’uso e le qualità e caratteristiche del territorio. Tale carta giuoca un ruolo fondamentale nella stesura dei PUC per la pianificazione delle aree extraurbane. Il metodo della determinazione della suscettività d’uso dei suoli è un metodo affermato, già in uso in molte parti del mondo e anche in Sardegna. Sono state evidenziate le suscettività del territorio all’uso agricolo (in senso generale), all’uso pascolativo, all’uso edilizio abitativo e all’uso edilizio industriale e commerciale, utilizzando i requirements ormai diffusamente adottati in Sardegna per tali analisi. Nella carta tematica successiva, la carta la carta dei beni ambientali e culturali da tutelare, sono stati identificate le principali presenze di significato culturale e paesaggistico-ambientale, (siti archeologici, aree vincolate ai sensi della L. 1497/39 e L. 431/85, aree di interesse naturalistico residuo, aree di interesse paesaggistico-visuale) da orientare alla tutela. Per raccogliere in una carta di sintesi le informazioni utili alla pianificazione, è stata infine redatta la carta delle aree ad omogenea destinabilità. Identificando gli ambiti omogenei per caratteristiche o limitazioni evidenziate dai tematismi delle altre carte tematiche, questi sono stati evidenziati, fornendo così una delimitazione di base da cui partire per la delimitazione delle zone agricole (zone E) e delle zone di tutela ambientale (zone H). UNA PROPOSTA INNOVATIVA: IL PAD (PIANO AGRICOLO DI DETTAGLIO) Proprio partendo dalla impossibilità di effettuare altrimenti una pianificazione attuativa di dettaglio del territorio, stante l’indisponibilità di fondi pubblici, nella fase esecutiva del piano, che necessita comunque di riferimenti normativi specifici del territorio, in applicazione della normativa regionale sopracitata, il gruppo di lavoro ha messo a punto un regolamento edilizio innovativo coerente con le indicazioni delle linee guida della Federazione Regionale Dottori Agronomi e Forestali della Sardegna. Il regolamento propone una suddivisione generale del territorio in sottozone, partendo dalle informazioni contenute negli studi tematici del P.U.C. Constatata l’assenza di zone che rispondano ai requisiti prescritti per le sottozone E3 (aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, sono contemporaneamente utilizzabili per scopi agricolo-produttivi e per scopi residenziali) ed E4 (aree che, caratterizzate dalla presenza di preesistenze insediative, sono utilizzabili per l’organizzazione dei centri rurali), sono state identificate le aree E1 aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e specializzata, E2 (aree di primaria importanza per la funzione agricolo produttiva, anche in relazione all’estensione, composizione e localizzazione dei terreni) ed E5 (aree marginali per attività agricola nelle quali viene ravvisata l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale), oltre che naturalmente, le zone H di tutela. Per le zone E, per cui vengono prescritti usi colturali e produttivi, in relazione alle risultanze degli studi pedologici e agronomici, sono fissate due soglie di valori per quanto riguarda indici fondiari e superfici minime di intervento, differenziati inoltre per sottozone e per comparto produttivo/ coltura. La prima soglia, con ampie limitazioni, è immediatamente applicabile, senza alcun impedimento; per aumentare gli indici fondiari sino eventualmente ai valori della seconda soglia è necessario effettuare un piano agricolo di dettaglio (P.A.D.), cioè un piano di dettaglio di iniziativa pubblica o privata, di natura sostanzialmente simile a un piano di lottizzazione, ma riferito alle aree rurali. Il P.A.D. è realizzabile su un’area minima di 50 ha e le sue determinazioni devono approfondire gli studi del P.U.C. secondo le specifiche contenute nel regolamento stesso.
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