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Itinerari per una carta dei Paesaggi dell’Olivo e dell’OlioLA CARTA DEL PAESAGGIO DELL'OLIO Segnalazione a cura di
Nicola Sorbo La cura del Paesaggio dell’Oliotra identità, innovazione, economia e bellezza
Premessa La Prima Carta dei Paesaggi dell’Olivo e dell’Olio, a suggello del convegno Il Buongoverno della campagna nel tempo della storia tenutosi a Caiazzo il 27 febbraio 2004, è stata sottoscritta dai partecipanti al convegno e dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, che l’ha presentata nella giornata conclusiva della manifestazione “Sirena d’oro di Sorrento”. Come in essa è stato evidenziato, non si tratta di un documento conclusivo e rigidamente impostato, ma vuole essere uno strumento articolato e complesso in grado di raccogliere, mano a mano, gli apporti di tutte le componenti attive del paesaggio dell’olivo e dell’olio. In questo quadro, nel corso del secondo incontro, ospitato a Montenero d’Orcia su La cura del Paesaggio dell’Olio tra identità, innovazione, economia e bellezza, nuovi stimoli hanno arricchito la riflessione che ha individuato subito un tema prevalente e imprescindibile nella delineazione di identità, compiti e ruoli degli attori del paesaggio. Un paesaggio che deve mantenere necessariamente un sano equilibrio fra bello e utile; che vuole perpetuare la tradizione dei luoghi e il rispetto del genius loci, ma non può rinunciare all’innovazione; che richiede sempre più a chi lo plasma consapevolezza, responsabilità e cultura. Da questo secondo incontro emerge anche la volontà di mettere a punto iniziative concrete sui temi in oggetto e di valorizzazione dei saperi e delle competenze, per offrire un contributo sempre più incisivo agli operatori. Gli attori del Paesaggio e la conflittualità degli interessi nell’era dell’informazione
In questo quadro, assume grande rilevanza la collaborazione tra Università e Territorio, capace di rispondere, con progetti di rinnovata valenza educativa e contenuti formativi innovativi, all’esigenza di attuare nuovi processi che perseguano un’azione collettiva ed integrata tale da divenire un modello di sviluppo sostenibile, capace di cogliere e rilanciare il cambiamento dei mezzi di produzione e di comunicazione. Questo indirizzo consentirebbe anche di favorire le opportunità di lavoro intellettuale che rimangono largamente inespresse.
a) gli Agricoltori rappresentano i veri produttori di paesaggio. Ad essi è di fatto affidata la conservazione e la valorizzazione di circa il 50% del territorio nazionale. Negli ultimi anni una nuova figura di agricoltore si è andata imponendo: una figura complessa, capace di sintetizzare molteplici saperi e competenze. Ai nuovi agricoltori, protagonisti di filiere agroalimentari di qualità, che contribuiscono a ridefinire l’identità del luogo, sono oggi affidate nuove funzioni: quelle di presidio ambientale, di produzione culturale e quelle relative all’ospitalità agrituristica, didattica e scientifica che, messe a sistema, contribuiscono in modo decisivo alla costruzione di nuovi sistemi economici locali. In questa direzione sono il D. Lgs. n. 228/01 sull’orientamento e la modernizzazione del settore agricolo e il documento “Agenda 2000”, presentato nel luglio del 1997 dalla Commissione Europea che, nel delineare gli indirizzi delle politiche dell’Unione per il terzo millennio, hanno impresso una forte accelerazione al comparto, riconoscendo e valorizzando il ruolo multifunzionale dell’agricoltura. L’obiettivo è quello di promuovere uno sviluppo integrato e sostenibile, da realizzarsi principalmente attraverso la maggiore partecipazione degli operatori locali e la valorizzazione delle risorse sociali, economiche e ambientali di ciascuna area. Tale sviluppo, così definito, deve essere in grado di rispondere, oltre che ai bisogni materiali, anche ai bisogni immateriali della società contemporanea (sociali, culturali, storici, ambientali, ecc.). Un ruolo strategico, in proposito, è svolto dagli interventi di formazione e qualificazione professionale nel settore, al fine di accrescere e valorizzare saperi, competenze e una maggiore consapevolezza tra gli operatori del nuovo ruolo che l’agricoltura va assumendo nei sistemi locali di sviluppo. A tal fine, diventa fondamentale un’attenta analisi dei bisogni e delle condizioni che possano facilitare l’apprendimento a livello locale, per dare effettività alla produzione di conoscenze. Va, infine, sottolineata la necessità di adoperarsi per assicurare una qualità del lavoro all’interno delle filiere agroalimentari. Il massiccio impiego di lavoratori stagionali nel settore olivicolo, spesso immigrati, così come la crescita di interesse a questo tipo di esperienze da parte di giovani studenti italiani e stranieri, impone che, anche a livello locale, si sviluppino esperienze innovative di organizzazione del lavoro.
b) gli Enti Locali e i Comuni in particolare appaiono oggi le istituzioni maggiormente capaci di raccogliere la sfida della modernità, dinanzi al conflitto tra i processi di globalizzazione e l’esigenza di preservare la dimensione locale delle società e la vita comunitaria della gente. L’ adozione da parte dell’ordinamento comunitario del principio di sussidiarietà per una ripartizione delle competenze fra organismi comunitari, statali e locali, impone alle autonomie locali (province, comuni e comunità montane) di assumere la consapevolezza che gli organismi superiori hanno una competenza sussidiaria e intervengono solo in caso di inefficacia delle azioni locali. Ciò implica l’adeguamento dei processi decisionali, anche con la sperimentazione di nuove forme di partecipazione democratica, per realizzare sistemi locali di autogoverno dello sviluppo. In altre parole, diventa decisivo il passaggio da un modello tradizionale di governo locale (government) a un sistema variegato di meccanismi di guida, di coordinamento e di interazione sociale all’interno delle comunità (governance). In questo contesto, assumono oggi maggiore rilevanza anche le modalità di esercizio del principio di sussidiarietà nel campo della produzione normativa (art. 5 Costituzione italiana), secondo cui all’ente locale è riconosciuta la capacità di rispondere alle istanze della collettività attraverso proprie regole (statuti e regolamenti). La concreta attuazione dell’autonomia organizzativa, normativa e di programmazione degli enti locali passa attraverso una attenta analisi, anche storica, dei legami comunitari, oltre che nel riconoscimento di specificità/diversità nelle relazioni tra gli abitanti e nei loro rapporti con il territorio. L’attuale tendenza alla omologazione normativa e organizzativa delle comunità locali rischia di tradire lo spirito della Carta costituzionale e, soprattutto, di innescare processi di sfaldamento interni alle comunità locali. In tal senso, la riflessione comune su progetti, esperienze e ricerche locali sarà di grande utilità verso l’adozione di modelli di analisi e di metodologie volti a preservare i caratteri identitari del paesaggio e a consolidare i legami comunitari. Risultano di grande interesse sul punto le esperienze volte a far emergere la complessa trama di relazioni materiali e immateriali che lega il territorio alla vita delle persone che lo abitano, così come i contributi scientifici sulla tutela attiva del paesaggio attraverso le cd. norme di autoregolazione in materia urbanistica, costruite in modo da orientare i vari attori verso le trasformazioni del territorio che, oltre a produrre vantaggi immediati e diretti per chi le attua, rispettano/migliorano/generano qualità paesaggistica. In questo quadro, si rende opportuna una riflessione e uno scambio di esperienze sul tema della progressiva riduzione della S.A.U. (superficie agricola utilizzata) e del numero di imprese agricole, così come sul dimensionamento delle aziende, per i riflessi che ne derivano sui paesaggi e sulle economie locali.
Paesaggio ed educazione alla convivenza civile L’obiettivo di preservare i caratteri identitari e la qualità del paesaggio passa attraverso l’esistenza consapevole e responsabile di un legame, individuale e comunitario, con il territorio. Inserire il tema del paesaggio all’interno di percorsi educativi rientra nelle strategie per la costruzione di sistemi locali ecosostenibili. Si tratta di favorire lo sviluppo di un rapporto autentico e dinamico con il territorio, facilitando l'acquisizione di uno spirito di conoscenza attraverso il risveglio della curiosità e l’educazione allo sguardo: un approccio attivo in cui gli aspetti sensoriali ed emotivi siano strettamente collegati a quelli cognitivi. In proposito, il successo riscosso dall’iniziativa “Bimboil”, realizzata dall’Associazione nazionale Città dell’Olio in decine di città italiane, ha dimostrato il diffuso bisogno di una cultura del gusto. Il recente inserimento all’interno dei programmi scolastici di “Obiettivi specifici di apprendimento per l’educazione alla Convivenza civile” consente di immaginare una maggiore articolazione dell’iniziativa, attraverso la realizzazione di progetti multidisciplinari (locali e nazionali) sul tema del Paesaggio dell’Olio, che investano l’educazione alla cittadinanza, all’ambiente, alla salute, all’alimentazione e all’affettività. In questo ambito, assume un interessante valore educativo anche una ricerca sugli usi e le consuetudini locali (tali sono quei comportamenti generali e costanti osservati dalla collettività per un lungo periodo di tempo, con la convinzione che siano obbligatori), che non hanno solo regolato i rapporti negoziali in campo agricolo ma hanno altresì contribuito a produrre paesaggio. Una tale indagine favorirebbe, oltre a un rapporto intergenerazionale fra gli abitanti di una comunità, anche il recupero della memoria di un rapporto sapiente che nel tempo l’uomo è riuscito a stabilire con il proprio habitat.
OLIOLEADER: progetti e buone pratiche in rete per i Paesaggi dell’Olivo e dell’Olio A conclusione del workshop “Olioleader”, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei Gruppi di Azione Locale “FAR Maremma” (GR), “Partenio Valle Caudina” (AV-BN) e “Ponente Leader” (IM), i partecipanti istituzionali al seminario di Montenero d’Orcia esprimono la volontà di promuovere congiuntamente azioni integrate, sperimentando e sviluppando strategie originali di sviluppo sostenibile, così come delineate nel programma comunitario LEADER+, riguardanti:
In questo ambito, nell’auspicare la realizzazione di una rete tematica tra i gruppi LEADER sulla valorizzazione degli oli DOP e sui paesaggi dell’olivo, indicano quale tema prioritario la promozione di azioni volte a individuare e praticare criteri per una gestione sostenibile dei paesaggi olivetati, partendo dalle indicazioni contenute nel Rapporto dell’Unione Europea intitolato “Lista di controllo per la gestione sostenibile del paesaggio”, pubblicato nel 1999. Tale documento, al fine di definire i criteri generali per una gestione sostenibile del paesaggio nelle aree rurali, individua una lista di controllo, definita facendo riferimento a tre rami delle scienze, corrispondenti all’ambiente abiotico e biologico, all’ambiente sociale e all’ambiente culturale. Nel quadro di tale azione, potrà essere realizzata la “Carta della Qualità”, valida per i diversi ambienti pedo-climatici del territorio nazionale, che miri a realizzare un sistema territoriale di qualità finalizzato a sensibilizzare gli operatori coinvolti nella tutela del paesaggio olivicolo; ovvero il “Manuale di manutenzione e salvaguardia del paesaggio”, uno strumento di intervento idoneo a risolvere gli elementi strutturali e costitutivi che determinano gli aspetti paesaggistici, che indaghi la storia e la natura dei luoghi e ne analizzi l’evoluzione, la stratificazione, la struttura insediativa e la configurazione ambientale e paesaggistica.
Enrico
Lupi, Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio |
