Fabbricato rurale a S. Andrea Frius  

Paesaggio e architettura rurale

NUOVI CRITERI PER LA PIANIFICAZIONE DELLO SPAZIO RURALE IN SARDEGNA

scheda a cura di Paolo M. Callioni

Soggetto presentatore

Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sardegna

Motto

Verso una nuova politica dello sviluppo rurale in Sardegna.

Ambito territoriale

Lo spazio rurale in Sardegna

Tipo di strumento urbanistico

Piani urbanistici comunali e altre norme di tutela territoriale

Stato di attuazione

Le direttive sulle zone agricole, emanate con DPGR 228/1994, hanno portato all’inserimento del dottore agronomo/forestale a fianco di ingegneri e architetti nei piani urbanistici comunali e nelle commissioni urbanistiche.

Se tale fatto ha costituito un passo avanti e ha consentito di prestare maggiore attenzione ad alcune delle specificità delle aree extraurbane, si riscontra la mancanza di norme omogenee e l’assenza di criteri oggettivi per la determinazione delle scelte urbanistiche sulle zone agricole.

In parallelo permangono molteplici situazioni di degrado e di uso scorretto del territorio rurale, con una perdita economica, sociale, culturale, ambientale che grava sull’intera collettività ma in particolare sulle aree rurali.

L’attuazione in Sardegna delle direttive sulle zone agricole, pertanto, se nei casi di alcuni territori generalmente più marginali si può considerare almeno formalmente realizzata, di fatto nella maggior parte dei casi è quasi totalmente disattesa, e le esigenze del territorio agricolo vengono quasi sempre accodate ad altri interessi e subordinate alle priorità di altri settori.

 

Struttura di esecuzione

Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sardegna

Dott. Agr. Enzo Ibba Presidente della Federazione

Dott. Agr. Ilario Ibba Presidente dell’Ordine di Cagliari

Dott. Agr. Piero Asara Presidente dell’Ordine di Sassari

Dott. Agr. Giuseppe Figus Presidente dell’Ordine di Oristano

 

Consulenti

Dott. Agr. Daniele Berardo Consigliere nazionale delegato della Sardegna

Prof. Agr. Giuseppe Pulina Responsabile esterno università e ricerca

Dott. Agr. Paolo M. Callioni Consulente per la pianificazione territoriale

 

Il paesaggio come ecosistema paesistico concreto

La funzione percettiva del paesaggio (naturale o culturale) è quella che per prima, nel recente passato, si è affermata nel dibattito sul paesaggio. I primi interventi normativi di tutela del paesaggio (ad esempio con la L. 1497/39) sono stati orientati verso la salvaguardia dei suoi valori formali e culturali in senso stretto piuttosto che verso la tutela delle valenze ambientali ed ecologiche. In parallelo l’attribuzione - in Italia - alle facoltà di Architettura degli insegnamenti in materia di architettura del paesaggio rivela il tentativo di privilegiare le conoscenze legate alla forma e alla cultura rispetto a quelle legate all’ambiente e al territorio. Ciò non è invece accaduto nei paesi del centro e del nord Europa, dove l’architettura del paesaggio è insegnata nelle facoltà di Agraria. In realtà ogni moderno approccio conoscitivo o modificativo del paesaggio deve necessariamente essere affrontato in chiave multidisciplinare.

Negli anni recenti, anche come risultato dell’evoluzione sociale e culturale, il concetto di paesaggio è andato evolvendo. Il punto di arrivo della complessa evoluzione subita dal concetto di paesaggio è costituito dalla più moderna definizione fornita dall’ecologia: il paesaggio viene considerato come ecosistema paesistico concreto ... di una sezione spaziale estesa a piacere della biosfera, che nel caso più semplice comprende solo atmosfera, litosfera ed idrosfera e negli altri casi è integrata da esseri viventi, fra cui l’uomo, e le sue opere; ... nella maggior parte dei casi, più che un vero e proprio ecosistema omogeneo, si tratta di un insieme di ecosistemi variamente collegati [Di Fidio, 1991].

Il paesaggio, visto da questa prospettiva, è un insieme di sistemi ecologici dinamici in equilibrio (o in disequilibrio), in cui le componenti ambientali di maggiore rilievo:

  • suolo

  • vegetazione

  • acqua

  • clima

  • fauna

interagiscono fra loro, ricevendo inoltre le importanti pressioni modificatorie degli interventi antropici (coltivazione, forestazione, pascolo, incendi, deforestazioni, cavazione, edificazione, ecc.). Risultano quindi di rilevante importanza quei fattori e quegli elementi che, legati alla presenza di tutte le componenti ambientali di tale sistema complesso, permettono il mantenimento dell’equilibrio ecosistemico.

Trasformazioni di ambiente e paesaggio: paesaggio agrario e paesaggio forestale

Dunque gli interventi dell’uomo producono modificazioni dell’ambiente che incidono sugli equilibri ecosistemici ambientali.

Se si eccettuano i grandi interventi di deforestazione (realizzati comunque per lo più in epoca remota) gli effetti degradativi della presenza dell’uomo, per quanto rilevanti, non avevano mai portato alle modificazioni dell’ambiente, del territorio rurale e del paesaggio occorse da alcuni decenni a questa parte con l’espansione degli agglomerati urbani, la realizzazione di numerosi insediamenti industriali e i processi di urbanizzazione turistica delle aree costiere.

Non si deve comunque pensare che gli interventi antropici, nella loro applicazione ai sistemi ambientali e al paesaggio, esprimano solamente impatti negativi sull’ambiente: in molti casi, anzi l’azione dell’uomo può favorire il riequilibrio di alcuni habitat naturali o semi-naturali.

E’ il caso ad esempio dell’applicazione delle tecniche di governo del bosco nel comparto forestale, che - se razionalmente adottate - consentono di mantenere i sistemi ecologici forestali in situazioni di elevato equilibrio ambientale (ad esempio grazie alla riduzione dei rischi di incendio o favorendo una equilibrata rinnovazione), pur nell’ambito di una gestione finalizzata ad un loro razionale sfruttamento. La risorsa forestale costituisce uno degli elementi ambientali e paesaggistici di maggior spicco del nostro territorio regionale, visto che tale area verde - estesa su quasi 500 mila ha di bosco, pari al 19% del totale regionale - compensa almeno in parte gli effetti negativi sull’ambiente derivanti dalla presenza in tutta l’isola di grandi agglomerati urbani e industriali, concentrati in una piccola parte dei 180 mila ha classificati dall’ISTAT come superfici improduttive.

Anche l’agricoltura, che occupa in Sardegna la superficie proporzionalmente più rilevante, visto che con 1.6 milioni di ha interessa il 68% (a fronte di un dato nazionale pari al 50%) dei 2.4 milioni di ha del territorio insulare (giova ricordare che complessivamente fra terreni agricoli, forestali e aree naturali si raggiunge in Sardegna il 93% della superficie territoriale, valore ben più elevato dell’87% su base nazionale) è un’attività ad elevato grado di antropizzazione che contribuisce in modo sensibile al mantenimento degli equilibri ambientali. Le aree coltivate costituiscono dei sistemi complessi che, attraverso la gestione antropica dei suoli, favoriscono l’equilibrio ecosistemico complessivo, sia per l’aumento della fertilità che razionali tecniche di gestione agronomica possono favorire, sia soprattutto per l’elevata interconnessione di alcuni dei fattori organizzativi seminaturali dei sistemi agricoli con l’ecosistema circostante (si pensi alle siepi, che costituiscono oltre che un significativo elemento paesaggistico un importante habitat per la flora e per la fauna). In parallelo con la piena tutela degli ambiti a vocazione naturalistica integrale, la salvaguardia dell’azienda agricola diventa un presupposto essenziale della tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Viceversa una scorretta gestione agricola, derivante da un impiego troppo intensivo dei fattori produttivi, può causare una perdita di fertilità e dunque un peggioramento delle condizioni complessive del sistema. Ciò accade ad esempio nel caso del sovrapascolamento o della messa in coltura di terreni con substrati non idonei o con pendenze eccessive, che costituiscono in Sardegna situazioni tipiche di uso non sostenibile di alcune risorse agrarie.

Il paesaggio nello spazio rurale

Il paesaggio agrario costituisce pertanto un elemento fondamentale di interconnessione fra l’attività umana e il sistema ambientale, in cui la capacità dell’uomo di influire sul territorio si esplica con modalità diverse, che possono variare in relazione alle diverse tecniche produttive, ma che comunque si basano sulla necessità trovare un equilibrio con le condizioni naturali dell’ambiente in cui si opera.

Non a caso l’Unione Europea nella dichiarazione di Cork (un territorio rurale vitale, promossa durante l’incontro tenutosi in Irlanda, nel novembre del ‘96, che ha introdotto per la prima volta la definizione di spazio rurale) prima, e attraverso i Progetti Leader poi, ha iniziato in tutta l’Unione un’attività di valorizzazione dello spazio rurale, finalizzata alla tutela dei valori e dei fattori produttivi legati direttamente o indirettamente al mondo rurale, con l’obiettivo di promuovere e rivitalizzare la cultura delle aree agrarie, seriamente minacciata dal predominio delle realtà urbane ed industriali e dai fenomeni dell’abbandono e della degradazione socio-economica.

L’attività produttiva dell’uomo, nello spazio rurale, può diventare elemento di convergenza di valori ambientali, sociali, economici, ma anche urbanistici, architettonici (come per la valorizzazione e la riscoperta delle architetture tipiche rurali), storico culturali. Basta pensare al paesaggio dell’olivo, della vite, della sughera, dei frutteti, e facilmente si comprende come si tratti di sistemi complessi, di microcosmi in cui le valenze produttive si associano a quelle culturali, a quelle ambientali, a quelle sociali. Il recente boom del turismo rurale e dell’agriturismo nascono proprio dall’accresciuta consapevolezza del significato e del valore della cultura e del paesaggio nello spazio rurale.

 

Paesaggio e consumo dei suoli

La politica di sviluppo sostenibile di un’area - come è noto - consiste nella possibilità di creare e mantenere una situazione di equilibrio economico, ambientale e sociale tale da permettere l’uso del territorio per un periodo indefinito di tempo. Sono conseguentemente classificati come non adatti tutti quegli usi antropici, edilizi e industriali, ma anche agricoli e forestali, che possono provocare un deterioramento severo e/o permanente delle qualità del territorio.

In parallelo con la sostenibilità, un concetto importante è quello della reversibilità degli usi, che risultano tali quando è possibile, cessata una certa attività in un territorio, sostituirla con un altra. Gli usi edilizi, hanno invece la caratteristica di modificare irreversibilmente le qualità del territorio, del suolo e del paesaggio.

Per questo, valutando le trasformazioni edilizie in aree rurali si usa parlare del fenomeno del consumo dei suoli, ad indicare gli effetti dell’alienazione irreversibile dei terreni legati all’edificazione.

Ad esempio, nell’area urbana di Cagliari, che si trova a contatto una cintura di aree agricole pur intensamente antropizzate, si è passati - come effetto dei processi di urbanizzazione - da un rapporto di 100 mq di suolo utilizzato per abitante negli anni cinquanta agli attuali 700 mq per abitante. A Quartu S. Elena dal 1970 al 1990 si sono persi 1600 ha di suoli aziendali, in gran parte terreni di ottime potenzialità agronomiche, sacrificati alle lottizzazioni selvagge e alle edificazioni in agro.

Lungo le coste dell’Isola si è assistito ad un’intensa attività di edificazione, che ha generato un fenomeno di fortissima competizione fra gli usi agrari (soccombenti) e la residenza abitativa o turistica. In prossimità delle coste si concentrano fra l’altro alcuni dei terreni migliori dell’Isola, i suoli alluvionali olocenici (che sono solo il 4% del totale regionale e costituiscono una vera e propria risorsa ambientale limitata da proteggere), il cui assetto fondiario è stato in buona parte modificato, con il risultato di un marcato effetto di degradazione del paesaggio e del tessuto socioeconomico rurale.

In molti casi le trasformazioni degradative del paesaggio agrario nascono dall’incapacità (o dalla mancata volontà) di tecnici ed amministrazioni di valutare l’effettiva coerenza degli interventi edilizi con le esigenze di volumi delle aziende agrarie, con il risultato che vaste aree agricole anche di grande valore produttivo vengono compromesse da un’edificazione incontrollata e speculativa che nulla ha a che fare con l’agricoltura.

Collegamento fra edificazione e funzione produttiva dell’azienda agraria

Essenziale, allora, risulta il collegamento negli strumenti urbanistici attuativi fra la funzione produttiva dell’azienda agraria e l’edificazione. Secondo il decreto Floris sono definite zone agricole: "le parti del territorio destinate ad usi agricoli e quelle con edifici attrezzature ed impianti connessi al settore agropastorale e a quello della pesca e alla valorizzazione dei loro prodotti" (art. 3 D.A. 2266/U/83); per le direttive sulle zone agricole, invece, sono: le parti del territorio destinate all’agricoltura, alla pastorizia, alla zootecnia, all’itticoltura, alle attività di conservazione e di trasformazione dei prodotti aziendali, all’agriturismo, alla silvicoltura e alla coltivazione industriale del legno (art. 2 DPGR 228/94).

In entrambi i casi (le direttive per le zone agricole sono vigenti nei Comuni che ad esse hanno adeguato le rispettive norme di attuazione) la definizione delle zone lascia chiaramente intendere che tali aree devono essere orientate esclusivamente alle attività agricole e forestali, e che in esse non possono avere sede altre funzioni territoriali (produzioni artigianali o industriali, residenza non agricola, cave ecc.).

Da ciò discende chiaramente che senza eccezione tutte le edificazioni (anche le residenze) che si realizzano in zona agricola devono possedere uno specifico nesso funzionale con il ruolo produttivo proprio dell’azienda agraria.

La determinazione tecnica di tale nesso funzionale presuppone la conoscenza approfondita di tutte le componenti organizzative dell’azienda agraria o dell’azienda forestale, oltre che di un complesso di elementi ambientali (e segnatamente degli equilibri suolo-vegetazione), nozioni in possesso solo dei tecnici agrari e in particolare dei dottori agronomi e dei dottori forestali, che costituiscono la figura tecnica di massimo livello in campo agrario e forestale.

Nuovi criteri per la pianificazione dello spazio rurale in Sardegna

Da quanto esposto, emerge la necessità di un nuovo sistema normativo e di attuazione per le zone agricole.

Per questo la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, che da anni è impegnata come interlocutore tecnico autorevole della Regione Autonoma Sardegna, propone l’adozione di un pacchetto di norme per la tutela e la valorizzazione dello spazio rurale in Sardegna, in linea con le finalità espresse dalle direttive per le zone agricole:

a) valorizzare le vocazioni produttive delle zone agricole garantendo, al contempo, la tutela del suolo e delle emergenze ambientali di pregio;

b) incoraggiare la permanenza, nelle zone classificate agricole, della popolazione rurale in condizioni civili ed adeguate alle esigenze sociali attuali;

c) favorire il recupero funzionale ed estetico del patrimonio edilizio esistente, sia per l'utilizzo aziendale che per quello abitativo.

Il pacchetto di norme prevede:

REDAZIONE DEI PIANI URBANISTICI

definizione tecnico scientifica dei criteri, delle modalità di redazione e dei costi degli studi agronomici e territoriali con cui determinare le suscettività delle diverse zone del territorio extraurbano

definizione dei criteri di attribuzione delle sottozone agricole (in funzione degli studi di cui al punto 1)

definizione di pacchetti di normative adeguate alle diverse realtà territoriali (pianure fertili, montagna, coste, aree di interesse ambientale, zone compromesse ecc.)

definizione di criteri omogenei di identificazione delle zone di espansione urbana (C, D, ecc.), con orientazione di queste verso le aree a minore suscettività agricola

previsione di norme volte a ridurre la frammentazione delle aree agricole

stesura di norme di riassetto urbanistico delle aree agricole compromesse da edificazione abusiva, con interventi di abbattimento e/o di rivalorizzazione (attraverso la stesura di piani di risanamento) degli edifici abusivi

APPLICAZIONE DELLE NORME URBANISTICHE

previsione obbligatoria della presenza di un tecnico agricolo (con diritto di veto in caso di progetti in zona agricola), e di un rappresentante delle organizzazioni agricole nelle commissioni edilizie;

definizione di un pacchetto di sanzioni amministrative volte a scoraggiare l’uso non agricolo dei fabbricati rurali (realizzati negli ultimi 10 anni), o in alternativa a sottoporli ad un piano di risanamento come sopra indicato.

INTERVENTI COMPLEMENTARI

finanziamenti per interventi di ristrutturazione architettonica di fabbricati tipici nelle aree rurali

finanziamenti a favore di attività di mantenimento di paesaggi agrari tipici

creazione in collaborazione con la Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, la Facoltà di Agraria di Sassari, la Facoltà di Scienze Naturali e la Facoltà di Ingegneria di Cagliari di un Centro interdisciplinare per lo studio dell’architettura, della pianificazione e del paesaggio nello spazio rurale in Sardegna;