|
| IL
PAESAGGIO NELLO SPAZIO RURALE Paolo M. Callioni, Enzo Ibba pubblicato nel catalogo della 2a Rassegna Urbanistica Regionale (Cagliari, 1999) |
||
Il paesaggio nello spazio rurale Paolo M. Callioni, Enzo Ibba Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sardegna
EVOLUZIONE DELLA VISIONE DEL PAESAGGIO Il concetto di paesaggio ha subìto una notevole evoluzione nel tempo. Un primo modo di vedere il paesaggio è stato ed è quello in cui a prevalere sono gli aspetti formali che caratterizzano il paesaggio naturale: il paesaggio come spettacolo naturale, come panorama, come vista sul territorio. I grandi pittori e molti grandi fotografi hanno immortalato questa concezione di paesaggio nelle forme ondulate e morbide di un paesaggio collinare, negli skyline di una catena montuosa, nella forma armoniosa e riposante di un bosco. Un secondo approccio al paesaggio contiene i segni della vita delluomo (paesaggio culturale). Esso è il risultato degli effetti della attività produttiva, della vita sociale e culturale, e delle trasformazioni che luomo produce sullambiente e sul territorio. Lazione antropica sul paesaggio deriva allora principalmente dalla possibilità di soddisfare nel territorio le necessità della sopravvivenza e dello sviluppo economico, e di trasformare la natura e gli ambienti in cui luomo vive in relazione alle attività umane. Nel paesaggio, inteso come linsieme dei caratteri e delle risorse naturali, luomo ha sempre trovato i fattori produttivi necessari per la produzione economica, ed in particolare le materie prime (di origine estrattiva, vegetale o animale, oltre che lacqua) e la terra, necessaria per le produzioni del settore primario e per lubicazione di città (funzione insediativa residenziale), oltre che di fabbricati industriali e di servizio (funzione insediativa industriale). Ma oltre al soddisfacimento delle necessità primarie, grande importanza rivestono nel paesaggio anche quegli elementi che nascono dalle esigenze della cultura delluomo. Le cattedrali, i grandi palazzi, alcuni moderni quartieri modello, ma forse anche di più (perché più vicini alla natura) i parchi e i giardini, hanno costituito e costituiscono ancora oggi forme duso del territorio slegate dalle mere funzioni della sopravvivenza e delleconomia, destinate invece - assieme anche alle viste dei paesaggi naturali - a soddisfare la sensibilità intellettuale e spirituale dei loro fruitori. La funzione percettiva del paesaggio (naturale o culturale) è quella che per prima, nel recente passato, si è affermata nel dibattito sul paesaggio. I primi interventi normativi di tutela del paesaggio (ad esempio con la L. 1497/39, affidata appunto al controllo applicativo del Ministero della Pubblica Istruzione) sono stati orientati verso la salvaguardia dei suoi valori formali e culturali in senso stretto piuttosto che verso la tutela delle valenze ambientali ed ecologiche. In parallelo anche lattribuzione - in Italia - alle facoltà di Architettura delle conoscenze in materia di architettura del paesaggio rivela il tentativo di privilegiare le conoscenze legate alla forma e alla cultura rispetto a quelle legate allambiente e al territorio. Ciò non accade invece nei paesi del centro e del nord Europa, dove gli insegnamenti di architettura del paesaggio sono impartiti nelle facoltà di agraria. In realtà ogni moderno approccio conoscitivo o modificativo del paesaggio deve necessariamente essere affrontato in chiave multidisciplinare. Proprio in tale senso negli anni recenti, anche come risultato dellevoluzione sociale e culturale, il concetto di paesaggio è andato evolvendo. Citando Di Fidio: "Il punto di arrivo della complessa evoluzione subita dal concetto di paesaggio è costituito dalla più moderna definizione fornita dallecologia: il paesaggio viene considerato come ecosistema paesistico concreto ... di una sezione spaziale estesa a piacere della biosfera, che nel caso più semplice comprende solo atmosfera, litosfera ed idrosfera e negli altri casi è integrata da esseri viventi, fra cui luomo, e le sue opere; ... nella maggior parte dei casi, più che un vero e proprio ecosistema omogeneo, si tratta di un insieme di ecosistemi variamente collegati" [Di Fidio, 1991]. Dunque il paesaggio, visto da questa prospettiva, è un insieme di sistemi ecologici dinamici in equilibrio (o in disequilibrio, a seconda dei casi), in cui le componenti ambientali di maggiore rilievo:
interagiscono fra loro, ricevendo inoltre le importanti pressioni modificatorie degli interventi antropici (coltivazione, forestazione, pascolo, incendi, deforestazioni, edificazione, inquinamento ecc.). Risultano quindi di rilevante importanza quei fattori e quegli elementi che, legati alla presenza di tutte le diverse componenti ambientali di tale sistema complesso, permettono il mantenimento dellequilibrio ecosistemico. TRASFORMAZIONI ED EFFETTI SULLAMBIENTE E SUL PAESAGGIO: PAESAGGIO AGRARIO E PAESAGGIO FORESTALE Dunque gli interventi delluomo hanno prodotto e producono modificazioni dellambiente che incidono sugli equilibri ecosistemici ambientali in modo rilevante. Nel passato le foreste che occupavano la gran parte delle superfici del nostro territorio sono state disboscate (per lo più con incendi), liberando grandi estensioni di terreno, una parte dei quali sono stati poi messi in coltura. Dai primi insediamenti e dai primi villaggi rurali sono sorte le città, che sono cresciute e sono divenute punti di riferimento per lagricoltura, il commercio, le attività speculative. Infine i processi di aggregazione hanno portato alla formazione delle città più grandi, attraverso i processi di urbanizzazione. Se si eccettuano i grandi interventi di deforestazione (realizzati comunque per lo più in epoca remota) gli effetti degradativi della presenza delluomo, per quanto rilevanti, sino alla rivoluzione industriale non hanno portato agli sconvolgimenti sugli equilibri ambientali che invece dal secolo scorso in poi si sono ripercossi sul territorio e sul paesaggio. La pressione dei processi di aggregazione urbana, con la concentrazione delle persone e delle industrie in ridotte porzioni di territorio, la limitata preoccupazione per gli effetti degli insediamenti industriali e civili (degradazione degli ecosistemi esistenti, inquinamento, cave), così come la tecnologia, che ha portato a nuove forme di inquinamento (idrocarburi, pesticidi, nuove sostanze chimiche), macchine sempre più potenti e tecniche di lavorazione sempre più devastanti, hanno prodotto negli ultimi 100 anni una serie di rilevantissimi effetti sul territorio e sul paesaggio, con la trasformazione di paesaggi agrari e naturali in paesaggi urbani o industriali più o meno degradati. Non si deve comunque pensare che gli interventi antropici, nella loro applicazione ai sistemi ambientali e al paesaggio, esprimano solamente effetti di impatto sullambiente di valenza negativa: in molti casi, anzi lazione delluomo favorisce il riequilibrio di alcuni sistemi naturali o seminaturali. E il caso ad esempio dellapplicazione delle tecniche di governo del bosco nel comparto forestale, che - se razionalmente applicate - consentono di mantenere i sistemi ecologici forestali in situazioni di elevato equilibrio ambientale (ad esempio per la riduzione dei rischi di incendio o perché favoriscono una equilibrata rinnovazione) pur nellambito di una gestione finalizzata ad un loro razionale sfruttamento. La risorsa forestale costituisce uno degli elementi ambientali e paesaggistici di maggior spicco del nostro territorio nazionale, visto che tale amplissima area verde - estesa su quasi 7 milioni di ha di bosco, pari al 22% del totale nazionale - compensa almeno in parte gli effetti negativi sullambiente derivanti dalla presenza in tutta la penisola di grandi agglomerati urbani e industriali. Anche lagricoltura, che occupa in Italia una superficie ancora maggiore, visto che interessa il 50% dei 30 milioni di ha del territorio nazionale (giova ricordare che complessivamente fra terreni agricoli, forestali e aree di interesse naturalistico si raggiunge l87% della superficie territoriale) è unattività ad elevato grado di antropizzazione che contribuisce in modo sensibile al mantenimento degli equilibri ambientali. Le aree coltivate hanno sempre costituito dei sistemi complessi che - proprio attraverso la gestione antropica dei suoli - ne hanno favorito lequilibrio ecosistemico complessivo, sia in modo diretto, attraverso la gestione diretta del suolo e delle colture (per gli effetti collegati allaumento della fertilità, a cui le razionali tecniche di gestione agronomica possono portare), sia per lelevata interconnessione di alcuni dei fattori organizzativi dei sistemi agricoli con lecosistema circostante (si pensi alle siepi, che costituiscono oltre che un significativo elemento paesaggistico un importante habitat per la flora e per la fauna). Così, in parallelo con la piena tutela degli ambiti a vocazione naturalistica integrale, la salvaguardia dellazienda agricola diventa un presupposto essenziale della tutela dellambiente e del paesaggio, in quanto, attraverso di essa, si preservano sia gli aspetti organizzativi che le risorse naturali ed ambientali che in essa sono presenti. IL PAESAGGIO NELLO SPAZIO RURALE Il paesaggio agrario costituisce pertanto un elemento fondamentale di interconnessione fra lattività umana e il sistema ambientale, in cui la capacità delluomo di influire sul territorio si esplica con modalità diverse, che possono variare in relazione alle diverse situazioni ambientali e alle diverse tecniche produttive, ma che comunque si basano sulla necessità trovare un equilibrio con le condizioni dellambiente in cui si opera. Non a caso lUnione Europea nella dichiarazione di Cork (un territorio rurale vitale, promossa durante lincontro tenutosi in Irlanda, nel novembre del 96, che ha introdotto per la prima volta la definizione di spazio rurale ) prima, e attraverso i Progetti Leader poi, ha iniziato in tutta lUnione unattività di valorizzazione dello spazio rurale, finalizzata alla tutela dei valori e dei fattori produttivi legati direttamente o indirettamente al mondo rurale, con lobiettivo di promuovere e rivitalizzare la cultura delle aree agrarie, seriamente minacciata dal predominio delle realtà urbane ed industriali e dai fenomeni dellabbandono e della degradazione socio-economica. Lattività produttiva delluomo, nello spazio rurale, può diventare elemento di convergenza di valori ambientali, sociali, economici, ma anche urbanistici, architettonici (come per la valorizzazione e la riscoperta delle architetture tipiche rurali), storico culturali. Basta pensare al paesaggio dellolivo, della vite, della sughera, dei frutteti, e facilmente si comprende come si tratti di sistemi complessi, di microcosmi in cui le valenze produttive si associano a quelle culturali, a quelle ambientali, a quelle sociali. Il recente boom del turismo rurale e dellagriturismo nascono proprio dallaccresciuta consapevolezza del significato e del valore della cultura e del paesaggio nello spazio rurale. PAESAGGIO E CONSUMO DEI SUOLI La politica di sviluppo sostenibile di unarea - come è noto - consiste nella possibilità di creare e mantenere una situazione di equilibrio economico, ambientale e sociale tale da permettere luso del territorio per un periodo indefinito di tempo. Sono conseguentemente classificati come non adatti tutti quegli usi antropici, edilizi e industriali, ma anche agricoli e forestali, che possono provocare un deterioramento severo e/o permanente delle qualità del territorio. In parallelo con la sostenibilità, un concetto importante è quello della reversibilità degli usi, che risultano tali quando è possibile, cessato un certo uso di un territorio, sostituirlo con un altro. In unarea dove esiste un bosco si può realizzare un intervento produttivo agricolo, disboscando e dissodando i terreni; successivamente si può anche decidere di cessare luso agrario e - ad esempio - ripristinare il bosco con un appropriato intervento di forestazione. Una terreno agricolo o una zona costiera che vengono edificati per scopi residenziali o industriali subiscono invece unalterazione irreversibile, cosicché da quel momento in poi non è praticamente più possibile dismettere luso residenziale ricreando le condizioni ambientali precedenti la trasformazione. Gli usi edilizi, cioè, hanno la caratteristica di modificare irreversibilmente le qualità del territorio, del suolo e del paesaggio. Per questo, valutando le trasformazioni edilizie in aree rurali si usa parlare del fenomeno del consumo dei suoli, ad indicare gli effetti dellalienazione irreversibile dei terreni legati alledificazione. Schibuola, Aru ed altri hanno evidenziato come il livello di consumo e di compromissione del territorio possa essere valutato in tre gradi principali:
Ad esempio in Sardegna, nellarea urbana di Cagliari, che si trova a contatto una cintura di aree agricole pur intensamente antropizzate, come effetto di un processo di urbanizzazione, si è passati da un rapporto di 100 mq di suolo utilizzato per abitante negli anni cinquanta agli attuali 700 mq per abitante. A Quartu S. Elena, città sarda costiera limitrofa al capoluogo, dal 1970 al 1990 si sono persi 1600 ha di suoli aziendali, in gran parte terreni di ottime potenzialità agronomiche, sacrificati alle lottizzazioni selvagge e alle edificazioni in agro. Tali scompensi, nei centri dellhinterland cagliaritano, sono derivati dallassenza di una normativa di controllo sulla effettiva destinazione agraria dei fabbricati che ha consentito ledificazione fuori di ogni controllo. Sempre in Sardegna si è assistito ad unintensa attività di edificazione lungo le coste, che ha generato un fenomeno di fortissima competizione fra gli usi agrari (soccombenti) e la residenza abitativa o turistica. In prossimità delle coste si concentrano fra laltro alcuni dei terreni migliori dellIsola, i suoli alluvionali olocenici, che sono solo il 4% del totale regionale e costituiscono una vera e propria risorsa ambientale limitata da proteggere, il cui assetto fondiario è stato in buona parte modificato, con il risultato di un marcato effetto di degradazione del paesaggio. CONCLUSIONI : I DOTTORI AGRONOMI E FORESTALI TECNICI DELLO SPAZIO RURALE Per concludere, tutelare il paesaggio - e segnatamente il paesaggio rurale e ambientale - oggi significa riconoscere a tale ambito un insieme di valenze culturali, ambientali, sociali, economiche, urbanistiche che armonicamente vanno salvaguardate e tutelate, non attraverso un approccio monodisciplinare che consideri in modo acritico solo alcuni degli aspetti che lo caratterizzano, ma attraverso metodologie di intervento multidisciplinari, che affrontino in modo coordinato ed armonico tutte le diverse problematiche dello spazio rurale. Gli obiettivi di valorizzazione devono essere informati dai concetti dello sviluppo nella tutela o sviluppo sostenibile, mentre le aree più degradate vanno quando possibile ripristinate e rivalorizzate con tecniche ingegneria naturalistica o con la messa in coltura dei suoli abbandonati. Grande importanza, a tal fine, va data alla normativa sulla valutazione di impatto ambientale, ma anche ad uno stretto collegamento normativo negli strumenti urbanistici attuativi fra la funzione produttiva dellazienda agraria e ledificazione. Molto spesso, infatti, le grandi trasformazioni degradative del paesaggio nascono dallincapacità di tecnici ed amministrazioni di valutare leffettiva coerenza degli interventi edilizi con le esigenze di volumi delle aziende agrarie, con il risultato che vaste aree agricole anche di grande valore produttivo, vengono compromesse da unedificazione incontrollata e speculativa che nulla ha a che fare con lagricoltura. I dottori agronomi e i dottori forestali, che costituiscono la figura di tecnico professionale dellagricoltura e dellambiente di maggiore livello oggi in Italia, possiedono un ampio bagaglio di competenze relativo alle discipline agronomiche, edilizie, urbanistiche, economiche, tecnico-ingegneristiche, e sono in grado di fornire un contributo professionale di grande portata finalizzato allo sviluppo rurale e alla promozione, alla tutela e alla gestione del paesaggio, e in particolare del paesaggio agrario e forestale, e al ripristino dei paesaggi naturali (ingegneria naturalistica) nellottica della multidisciplinarità e della sostenibilità. |
