Paesaggio e Architettura Rurale  
Territorio e ambiente nelle aree rurali

DOCUMENTAZIONE E CONTRIBUTI 


Paesaggio costiero con vegetazione ad euforbie (Sardegna Meridionale)  

Paesaggio e architettura rurale

DOCUMENTI CONTRIBUTO DI GUIDO BISSANTI 

CONSIGLIO NAZIONALE DEI DOTTORI AGRONOMI E DEI DOTTORI FORESTALI - ROMA

RISORSE

L’ENERGIA DELLA TERRA E LA DESERTIFICAZIONE

        Ogni qualvolta in questo tempo si tenta di parlare del concetto di desertificazione ci si trova di fronte a difficoltà notevoli, legate esclusivamente alla comprensione reale ed effettiva della portata di questo problema.

        Eppure la macchina delle conferenze internazionali, ormai da anni in movimento, sta sempre più proliferando documenti ed “anatemi”.

Una macchina che soprattutto ad osservatori esterni non suscita molta simpatia e, in qualche caso, induce ad alcune perplessità: essa costa (quanti progetti si potrebbero attuare al suo posto?), produce ulteriore carta, si autopropaga dandosi appuntamento a nuove conferenze. Le decisioni sono lente e inevitabilmente condizionate da compromessi tra le molte parti in gioco.

Molti sono indotti a pensare che tutto questo porti ad una proliferazione di documenti e di protocolli che altro non fanno che aumentare la confusione ed il disorientamento.      

Eppure è difficile sostenere che si tratti di un percorso evitabile, non fosse altro per il primo, essenziale messaggio che invia: le conferenze sottolineano sempre più come ad affrontare il problema "desertificazione" debba essere tutta intera la comunità internazionale e non solo i Paesi direttamente colpiti - per lo più tra i più poveri del mondo. Un messaggio che scontato non è, in risposta alla continua tentazione di riportare il discorso sul piano della cooperazione bilaterale, del "problema altrui" sul quale intervenire a discrezione.

Sempre più si tenta di focalizzare il discorso su:

1.    Risorse e meccanismi finanziari;

2.    L’elaborazione di un documento specifico per i Paesi dell’Europa centrale ed orientale;

3.    I lavori del Comitato Scienza e Tecnologia con particolare riguardo al recupero delle conoscenze tradizionali e i sistemi di allerta precoce;

4.    Modello delle sinergie tra gli organismi ONU;

5.    "Dialogo" tra ONG e rappresentanti governativi e all’integrazione dei programmi su desertificazione;

6.    Tutela della biodiversità e cambiamento climatico.

Così diventa sempre più concreta la valutazione delle iniziative a livello nazionale, sub-regionale e regionale di lotta alla desertificazione. Sempre più si discute del principale strumento operativo, i Programmi d’Azione, da elaborare e attuare, secondo la UNCCD (United Nations Secretariat of the
Convention to Combat Desertification), attraverso un articolato processo di consultazione e coinvolgimento di tutte le parti interessate - organi governativi, ONG, comunità locali, settore privato, cooperazione internazionale.

Negli anni che verranno saranno chiamati, sempre più, anche i Paesi “donatori” a presentare rapporti sulle proprie iniziative a sostegno dei Paesi in via di sviluppo affetti da desertificazione. Comunicazioni vengono preparate infine anche dalle agenzie internazionali e ONG.

L’obbiettivo principale di questa raccolta di informazioni è quello di evidenziare, attraverso un confronto aperto, i successi da sostenere, e le difficoltà sulle quali intervenire. Una specie di "seduta di gruppo" che, pur non giustificando le inefficienze degli attuali meccanismi di concertazione internazionali, permette forse di comprendere meglio gli sforzi effettuati e quelli necessari, urgenti da compiere nel prossimo futuro ricordando inoltre che il problema desertificazione non è "confinato" ai Paesi in cui effettivamente si manifesta. 

Cause ed effetti, diretti e indiretti, giocano oggi più che mai a livello "globale". Così, per esempio, la desertificazione riguarda anche i paesi del nord, dove assistiamo ad un flusso di immigrati provenienti da regioni dove la sopravvivenza quotidiana è minata dal degrado delle risorse. Allo stesso modo, desertificazione e siccità arrivano nel Corno d’Africa, forse anche attraverso cambiamenti climatici e condizionamenti alle politiche agricole e commerciali, in cui i modelli di consumo dei paesi ricchi hanno più di una responsabilità.

 

1. Cosa è in concreto la desertificazione?

Siamo trascinati, col pensiero, all’immagine del deserto; ma ciò è frutto di una errata interpretazione socioculturale del concetto. Non si tratta, infatti, di una espansione dei deserti ("desertizzazione"), ma di un "degrado delle terre nelle zone aride, semi-aride e subumide secche, provocato da diversi fattori, tra i quali le variazioni climatiche e il rapporto con l’attuale modello delle attività umane" (UNCCD, Art. 1.a).

Essa si manifesta con "la diminuzione o la scomparsa della produttività e complessità biologica o economica delle terre coltivate, sia irrigate che non, delle praterie, dei pascoli, delle foreste o delle superfici boschive causate dai sistemi di utilizzo della terra, o da uno o più processi, compresi quelli derivanti dall'attività dell'uomo e dalle sue modalità di insediamento, tra i quali l'erosione idrica, eolica, ecc; il deterioramento delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche o economiche dei suoli; la perdita protratta nel tempo di vegetazione naturale" (UNCCD, Art. 1.f).

        Le conseguenze di un siffatto fenomeno sono evidentemente a tutti note ma non sono noti o meglio, chiari, i principi sociologici che stanno generando tutto ciò. 

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, sono circa 110 i Paesi affetti da desertificazione. Non esistono dati organici sul fenomeno, della sua velocità e diffusione, ma i dati elaborati dall’UNEP offrono una panoramica sufficientemente preoccupante. Sarebbero colpite o a rischio di desertificazione il 70% delle terre aride coltivabili, pari a circa il 30% del totale delle terre emerse. Se il problema è particolarmente grave in Africa e nei Paesi in via di sviluppo di Asia, America Latina e Caraibi, le Nazioni Unite indicano che anche Stati Uniti, Australia, Europa meridionale e orientale sono direttamente interessati al fenomeno. Quello che sorprende su tutti è che, addirittura, sarebbero gli USA a guidare la classifica con il 74% delle aree colpite. In Europa, la desertificazione è presente in Italia, Grecia, Portogallo e Spagna. 

In tutto questo l’ONU ha già da tempo iniziato un percorso che ha visto già alla fine di settembre 2000, in 167 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione (UNCCD), compresi tutti quelli europei. 

La Convenzione prevede un Segretariato, che dal 1999 ha sede a Bonn, un Comitato Scienza e Tecnologia, organo consultivo su temi specifici (conoscenze tradizionali, indicatori, sistemi di allerta precoce,...), e uno strumento finanziario, il "Meccanismo Globale", costituito a Roma presso IFAD. Sul piano operativo, di desertificazione continuano ad occuparsi anche varie agenzie ONU tra le quali FAO, IFAD, il Programma ONU per lo Sviluppo (UNDP), l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, UNEP, UNESCO.

Il percorso che ha portato alla Convenzione è relativamente breve. In sintesi sono le Nazioni Unite ad interessarsi del fenomeno desertificazione già negli anni ’50 con l’UNESCO (Organizzazione ONU per l’Educazione, la Scienza e la Cultura). Ma ad accelerare tale processo sono però una serie di avvenimenti catastrofici, tra i quali la grave siccità che colpisce il Sahel dal 1968 al 1974. La tragedia che sensibilizza tutto il mondo, lancia un nuovo filone di cooperazione bilaterale e multilaterale e inizia un ciclo di nuove conferenze internazionali che contribuiscono, tra l'altro, alla crescita della e strutture dell’ ONU e dei suoi impegni.

Altra data fondamentale è quella del 1992 - la Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo (UNCED) chiede un nuovo, più efficace strumento internazionale contro la desertificazione. La "Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta contro la desertificazione, nei Paesi gravemente colpiti dalla siccità e/o dalla desertificazione, in particolare in Africa" viene così adottata a Parigi il 17 giugno 1994, in seguito dichiarata Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione, ed entra in vigore il 26 dicembre 1996.

Così i Paesi membri si riuniscono per la prima sessione della Conferenza delle Parti (COP) a Roma nel 1997. A questa seguono poi COP annuali, a Dakar, Senegal; poi a Recife, Brasile. La quarta si terrà a Bonn, Germania.

 

2. Ruolo dell’Italia

L’Italia partecipa attivamente ai lavori della Conferenza delle Parti sia nel ruolo di donatore che come Paese affetto da desertificazione. Secondo i dati in possesso del  Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, che presiede il Comitato Italiano di lotta alla desertificazione, circa il 27% del nostro territorio è minacciato da processi di inaridimento dei suoli

L’Italia è inoltre attualmente presidente del gruppo regionale, (il cosiddetto "annesso IV") che raccoglie i Paesi del Mediterraneo settentrionale (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Turchia). Secondo la Convenzione, infatti, la regione è colpita da desertificazione per effetto di fattori climatici, crisi dell’agricoltura e conseguente abbandono delle terre, erosione idrica ed eolica, incendi boschivi, sfruttamento non sostenibile delle risorse idriche soprattutto nelle fasce costiere per usi agricoli, industriali, urbani, turistici.

 

3. L’origine del fenomeno

 

        Le attività umane sono sempre state, in concreto, tra i fenomeni principali di incidenza sugli equilibri territoriali e dell’ecosistema.

        L’uomo presente sul territorio è fattore di dinamiche che non sempre possono integrarsi con quelle proprie dell’ecosistema.

        Anzi, uno ei passaggi fondamentali, culturali, ancora prima che scientifici, è quello di individuare l’esatto equilibrio tra le esigenze dell’uomo e le ricadute sul territorio.

        Ma su tutto ciò è da ridefinire un preciso concetto antropologico e quindi di collocazione della creatura uomo nell’universo. Se essa è centrale o parte equivalente di più componenti. 

        Il valore stesso che però si da sempre più (a prescindere dalle collocazioni teologiche e filosofiche) alla tutela della vita umana rappresenta il punto di partenza per comprendere che la politica ambientale deve riqualificarsi in questo rapporto di subordinazione col valore uomo.

        In sintesi: un ambiente che va tutelato e conservato in funzione di un servizio al valore uomo, ed un uomo che deve riorganizzare il proprio mondo in funzione del bisogno della tutela di se stesso per i secoli a seguire. 

        Questo modo di pensare introdotto per la prima volta dalle nazioni Unite nel 1987 (Enunciato dello Sviluppo Sostenibile) “stride” fortemente con il modello socioeconomico che fino ad oggi abbiamo saputo mettere in piedi.

        E così come in un lontano passato l’uomo abbandonò il nomadismo nel momento in cui imparò le prime regole della gestione della natura, così oggi (è un processo già in atto che ha bisogno di tempi storici per essere pienamente compreso) l’uomo deve gradualmente abbandonare il modello di “aggressione” delle energie e del territorio per passare a quello di gestione e promozione dello stesso, all’interno però delle sue regole.

        Il territorio sarà per questo sempre più assimilato a sistema energetico (passando oltre alla definizione energetica attuale) ed in tal senso dovranno essere condotte le politiche di tutela dello stesso.

        È proprio nella comprensione delle regole che sta tutto lo sforzo mondiale di conferenze, incontri, dibattiti anche politici, che oggi passa il superamento di quelle condizioni che desertificano e desertificano sia l’uomo che il mondo.

  

4. IL RUOLO DEL CONAF

         Il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali ha già dato seguito ad una sua delibera di Consiglio tesa a concretizzare un modo di comprendere diversamente e, quindi di proporre a livello culturale e governativo, il concetto della gestione e pianificazione del territorio.

        È gia in atto un intesa tra il Ministero per l’Ambiente e Tutela del Territorio ed il CONAF per la creazione di un Tavolo di Consultazione Permanente, tramite il quale instaurare un rapporto di collaborazione finalizzato al raggiungimento, nel nostro paese, di una migliore gestione di tale complessa materia.

        Così, nei mesi che seguiranno, il CONAF intende iniziare un percorso di chiarimento interno ed esterno delle questioni (rapporti con i Ministeri interessati e verifiche con gli Ordini e le Federazioni) onde rinnovare i principi che dovranno condurre alla trasformazione dell’intero settore per gli anni a venire.

        È un percorso complesso, articolato, in cui non possiamo pensare di agire da soli ma per il quale dobbiamo anche avere la convinzione che il nostro contributo è sostanziale per ridare nuova energia al nostro modo di pensare, oltre che di progettare, al nostro modo di essere tecnici e progettisti al servizio della società dei prossimi anni.

        È un percorso senza il quale anche l’intera politica nazionale rischierebbe di procedere con un’andatura zoppa, senza il contributo doveroso di una categoria professionale che, uscita dal periodo della sua fanciullezza, deve oggi assumere un ruolo maturo e convinto nella società e politica attuale.