WINERIES
Byron Winery
www.byronwines.com
Mission Hill Family
Estate Winery
www.missionhillwinery.com
Jackson-Triggs Niagara Estate
www.jacksontriggswinery.com
Dominus Estate
www.dominusestate.com
Quintessa
www.quintessa.com
Roshambo Winery
www.roshambowinery.com
Bodegas Ysios
www.bodegasysios.com
Vina Real
www.cvne.com
Domaine de Chevalier
www.domainedechevalier.com
Schloss Wackerbarth
www.schloss-wackerbart.de
Weingut am Stein
www.weingut-am-stein.de
Wegelin Scadenagut
www.pwegelin.ch
Loisium
www.loisium.at
Weingut Lackner-Tinnacher
www.tinnacher.at
Weingut Fred Loimer
www.loimer.at
Weingut Neumeister
www.neumeister.cc
Weingut Schuetzenhof
www.schuetzenhof.cc
Weinkulturhaus
www.weinkulturhaus.at
Cantina Mezózombor
www.disznoko.hu
Alois Lageder, tenuta Löwengang di Magrè
www.lageder.com
Manincor
www.manincor.de
Petra
www.petrawine.it
Dornier Wines
www.dornierwines.co.za
Evelyn County Estate
www.evelyncountyestate.com.au
Amisfield Lowburn Winery
www.amisfield.co.nz
Peregrine
www.peregrinewines.co.nz
Lerida Estate
www.leridaestate.com
Long Meadow Ranch
www.longmeadowranch.com |
Cantine nel tempo: dalle origini al
winery design
Le cantine, luogo della
produzione del vino
Da Noè in poi l'uomo ha usato l'uva per produrre il vino, ma solo con l'inizio
della "rivoluzione agricola", che a partire dalla metà '700 ha completamente
trasformato l'agricoltura e i nostri paesaggi agrari, mutuando le conoscenze
provenienti dalle scienze biologiche, dall'ingegneria e dall'economia, è
emersa l'esigenza di migliorare il processo di produzione del vino
utilizzando strutture dedicate.
Se le prime cantine erano dei semplici annessi dell'azienda agricola, ed
erano costituite in genere da locali umidi, bui, freschi ma con un livello
di igiene approssimativo, lo sviluppo della produzione industriale del vino,
a partire dalla metà del XVIII secolo, ha promosso la costruzione di
fabbricati specializzati, di dimensioni e di costo crescente. Nel dopoguerra
l'industria enologica è cresciuta moltissimo, sostituendo a tanti piccoli e
medi stabilimenti a carattere prevalentemente familiare un insieme di
enopoli di dimensioni rilevanti, organizzati con modelli produttivi
industriali. Fra l'altro il nostro paese, da sempre leader mondiale nella
produzione di uve e nella trasformazione e nell'esportazione del vino, ha
visto nel periodo del boom industriale, in parallelo con la crescita di
questo settore, lo sviluppo di grandi cantine, private e collettive (cantine
sociali), che hanno portato i vini made in Italy ad affermarsi in tutto il
mondo.
  
La cantina è stata per secoli uno degli annessi dell'azienda agricola, e
veniva utilizzato come locale cantina un luogo umido e fresco, talvolta poco
accessibile. Questo modello di struttura è stato presto superato sia per
garantire adeguati standard igienico-sanitari, sia per fornire spazi
operativi adatti a modelli produttivi a basso costo.
L'evoluzione dell'organizzazione delle cantine è anche il risultato della
trasformazione delle tecniche di vinificazione, che ha permesso di produrre
vini di qualità elevata e sempre più controllata, favorendo uno sviluppo
importante del mercato del vino e una forte segmentazione fra prodotti di
diverso livello qualitativo.
Anche la tecnologia dei materiali ha favorito significativi miglioramenti
nella realizzazione degli impianti e delle strutture; le cantine in pochi
anni sono passate dalle botti in rovere alle vasche in cemento e
vetroresina, e infine all'acciaio inox. Le macchine enologiche e gli
strumenti per la vinificazione si sono gradualmente affinati, permettendo di
limitare i costi di produzione in parallelo con il miglioramento delle
modalità dei processi di vinificazione.
  
Lo sviluppo delle tecniche di vinificazione e il miglioramento di materie
prime e macchinari, permette oggi la realizzazione di piccole cantine in cui
- pur con dotazioni limitate ed economiche - è possibile realizzare prodotti
di buona qualità.
Winery
design: cantine e architettura
Sino a pochi decenni fa - pur con qualche importante eccezione - la
funzione primaria delle cantine era esclusivamente la trasformazione e la
conservazione dei vini, e le cantine erano realizzate in modo essenziale,
badando alla funzionalità e limitando le forme allo stretto indispensabile.
Per meglio dire, le cantine erano considerate - alla stregua degli altri
fabbricati rurali - degli opifici, e dunque le tipologie erano quelle
dell'architettura rurale: corpi di fabbrica a pianta rettangolare, murature
portanti in elevazione, tetti in legno a capanno.
Negli ultimi due decenni, sia per effetto dello sviluppo del settore, sia per la crescita del movimento del turismo del
vino, sia per la crescente attenzione all'identità dei luoghi e
all'immagine complessiva dell'azienda nelle strategie di marketing, sia
anche sull'onda di una moda, molte imprese vinicole e vitivinicole
hanno commissionato la riqualificazione o la nuova costruzione delle cantine
ad architetti di fama, che hanno realizzato strutture in cui l'aspetto di
presentazione formale dei fabbricati è diventato elemento di sostanza per
l'immagine aziendale.
Questo fenomeno, nell'epoca della comunicazione globale e
dell'internazionalizzazione, ha interessato tutti i paesi con un settore
vitivinicolo emergente, oltre naturalmente a Italia, Francia, Spagna e
Portogallo: l'area balcanica, la California, il Sudafrica, il Cile, l'Argentina,
l'Australia, la Nuova Zelanda, e ora sta cominciando ad interessare il sud-est
asiatico (la Cina).
Le realizzazioni più note sono quelle delle grandi archistar del firmamento
dell'architettura moderna, da Santiago Calatrava a Mario Botta, da
àlvaro Siza a Raphael Moneo.
Ma a fianco dei nomi più famosi c'è anche il lavoro di tanti architetti meno
in vista ma per questo non meno capaci, che hanno saputo affrontare con
grande sensibilità questo tema progettuale.
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Come quando si trova succo nel grappolo e si
dice: non distruggetelo, perchè in esso c'è una benedizione
Isaia 65:8
PROGETTAZIONE SOSTENIBILE
ANAB Architettura
naturale - Associazione Nazionale Architettura
Bioecologica
SB100
Studio Callioni
- Agricoltura Paesaggio e Territorio
California Earth-building Authority
www.rammedearthworks.com
Earth architecture
www.eartharchitecture.org
Patricia Gray blog
Earthen homes
www.earthenhomes.ca
BIBLIOGRAFIA
Corcuera Antonio, Wineries II - Bodegas II, Kliczkowski ed., Madrid, 2007
Casamonti Marco, Pavan Vincenzo, Cantine architetture 1990-2005, Motta,
Milano, 2004;
Pirazzini Veronica, Cantine, Motta ed., Milano 2008
Datz Christian, Kullman Christof, Winery design, teNeues Verlag, Kempen,
2006
Lorenz-Ladener Claudia, La cantina naturale, Edagricole, Bologna, 2002
Vitagliano, Michele, Industrie agrarie, Utet, Torino, 1982
Richard, Peter, Wineries with Style (Mitchell Beazley Drink), Mitch, 2006
|
WINERIES
www.oshaughnessywinery.com
www.rutherfordgrove.com
|
Nel
complesso il lavoro di tanti architetti famosi ha favorito il
consolidamento del "brand" vitivinicolo, innalzando evidentemente anche la
qualità delle realizzazioni, e focalizzando l'attenzione del grande pubblico
e dei progettisti su questo tema di intervento molto particolare.
Analisi critica dell'evoluzione progettuale: impatto sul paesaggio
Volendo affrontare nella prospettiva storica una analisi critica delle forme
e delle strutture vinicole, si può dire che la realizzazione dei fabbricati otto-novecenteschi delle
cantine tradizionali peccava di semplicità ed era
adattabile a modelli tecnologici piuttosto approssimativi, ma si inseriva
armonicamente nel paesaggio delle campagne, privilegiava le materie prime
locali ed era pensata per un uso (allora obbligato) rinnovabile delle
risorse.
Le cantine moderne del periodo fra gli anni '50 e i primi anni '70 sono
caratterizzate dall'uso di materiali industriali (il cemento, in
particolare, talvolta affiancato da altri materiali inquinanti come l'eternit), e da un approccio produttivistico, che risponde appunto alle
necessità storiche dell'espansione della produzione vitivinicola di
quegli anni. Questa fase ha permesso la realizzazione di strutture medie e grandi al
servizio della grande trasformazione, senza fornire alcun elemento di
qualità per quanto riguarda la forma dei fabbricati nè per quanto riguarda
l'impatto ambientale. Si tratta di strutture che, del tutto indifferenti ai
luoghi in cui sono ubicate, rivestono uno scarso interesse architettonico
anche laddove esprimono una certa ricerca formale.
Le realizzazioni più recenti, frutto della stagione del winery design,
infine, sono spesso il risultato del lavoro di "costruzione" dell'immagine
della cantina coerente con la sua identità commerciale, per cui spesso
diventano la "bandiera" che esprime la differenziazione e l'unicità del
brand aziendale.
La realizzazione di questi interventi non è semplice dal punto di vista
progettuale, sia per la necessità di usare l'espressione figurativa per
comunicare contenuti di valore immateriale, sia per l'intrinseca complessità della "macchina" cantina (che
deve comunque rispondere a precise esigenze funzionali e operative), sia perchè l'inserimento di opere di architettura contemporanea nel paesaggio
può portare talvolta i progettisti - abituati ad operare in un
contesto urbano o industriale (in cui il segno di interventi architettonici
di grande peso espressivo è più facilmente assorbito dal paesaggio
grazie alle forme degli elementi presenti nell'intorno) - ad utilizzare
forme eccessivamente marcate.
Viceversa il contesto rurale in cui si trovano le cantine necessita di forme
e strutture che possano collegarsi con l'armonia e con la semplicità del
paesaggio agrario. La presenza in campagna di fabbricati con le forme
dell'architettura contemporanea e dell'"hi-tech" deve quindi essere pensata
con grande attenzione e misura, e talvolta anche grandi architetti hanno
prodotto interventi dall'inserimento discutibile, così come talvolta ad
intuizioni geniali si affiancano elementi distonici legati alla necessità di
esprimere "a tutti i costi" i caratteri dell'architettura contemporanea.
 
I rendering
del progetto di Marco Casamonti per la cantina Antinori.
Emblematico in tal senso il caso della
cantina Antinori, progettata da Marco Casamonti
* (autore anche di un importante testo sulle cantine), in cui alla felice intuizione dell'inserimento-interramento dei volumi del
fabbricato produttivo entro il versante della collina (con i relativi vantaggi in
termini di mantenimento delle temperature interne per la conservazione del
vino oltre che di inserimento visuale della struttura nel paesaggio agrario) si
oppone l'immagine dei rendering degli
spazi operativi, più adatti ad uno dei racconti di fantascienza della
Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov che
ad un fabbricato da porre in un
contesto di paesaggio rurale viticolo.
Sostenibilità ambientale dei progetti
Un altro elemento critico degli insediamenti è legato all'impatto ambientale
e alla eco-compatibilità delle strutture: le cantine preindustriali erano
costruite con materiali poveri locali, del tutto riciclabili (legno, pietra
locale, terra, calce, ecc.), pensate in relazione al contesto geografico
(esposizioni, giaciture, ecc.) e perfettamente adattate al microclima di
ciascun luogo. Le cantine moderne e quelle contemporanee sono spesso
realizzate invece con materie prime fortemente energivore (cemento, acciaio,
vetro, alluminio ecc.), con materiali inquinanti o comunque realizzati in
processi produttivi lontani dalle filiere e dai contesti rurali (con alti
contenuti di "energia grigia"); le esposizioni sono studiate più per
l'effetto scenografico che per il comportamento degli edifici, con una
attenzione limitata per l'ambiente locale.
Sebbene quasi tutti gli interventi contengano elementi
progettuali "singoli" ispirati alla sostenibilità, manca spesso
(eccetto che in rari casi) una visione complessiva e una organizzazione del progetto
orientata alla minimizzazione
degli impatti ambientali.
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Fra gli
esempi di progetti pensati con un approccio ecologico, si possono citare il
progetto realizzato da
Dezsö Ekler a Tokaj per la cantina
Mezózombor, che
accosta innovazione e tradizione, usando anche materiali locali, o la
cantina Alois
Lageder nella tenuta Löwengang di Magreid, progetto di Abraham & Schnabl
con la consulenza dell'architetto friburghese Rolf Disch,
che presenta soluzioni progettuali sostenibili legate ad una accurata
progettazione bioclimatica, all'uso di pannelli fotovoltaici per la
produzione dell'energia elettrica, all'integrazione dell'energia geotermica,
al ricorso alla gravità (invece che alle pompe elettriche) per spostare le
masse di mosto e vino.
The next wineries
Cosa possiamo aspettarci da qui in avanti? Quali saranno gli
orizzonti progettuali per le cantine del futuro?
Io credo che l'approccio
post-industriale che ispira le scelte attuali sempre più tenderà a
sottolineare il rapporto fra uomo e territorio, aumentando l'attenzione per
l'inserimento delle cantine nel paesaggio (anche grazie ad un più attento
approccio basato sulla landscape ecology), ma anche favorendo una ricerca
più attenta del rapporto con la natura, attraverso la ricerca dei materiali,
la regolazione per quanto possibile naturale dei processi, l'uso di tecniche
costruttive ecologiche .
Anche la scala di intervento cambierà, visto che le piccole cantine,
più calate nel territorio, più capaci di esprimere l'identità dei luoghi, il
gusto dei terroir e delle varietà locali, e oltretutto meno impattanti,
costituiscono probabilmente la nuova frontiera. Ma anche perchè il mondo del vino
(con il paesaggio del vigneto e del vino, straordinaria teca di questa
liturgia della contemporaneità) non ha bisogno di esagerare con opere monumentali e ciclopiche
(come la cantina Petra di Mario Botta, che sarebbe più a suo agio vicino alle
grandi piramidi che in mezzo ad un vigneto): nelle cantine del futuro ci
saranno meno cemento, meno manie di grandezza e più natura.
  
Il complesso della
Amisfield Winery
La cantina
dei prossimi decenni declinerà in modo integrato il rapporto fra
sostenibilità dei vigneti, sostenibilità della struttura
(ecologica) e sostenibilità del processo di trasformazione. Un esempio in questo senso è dato proprio
dalla cantina Alois Lageder, citata poco sopra, che integra il
proprio modello di
sostenibilità anche in campagna, e che attua la coltivazione biodinamica
della vigna. Un altro caso mirabile è quello della Amisfield Lowburn Winery, che
gestisce i propri vigneti secondo i principi del New Zealand Sustainable Winegrowing
ed ha realizzato una cantina ecologica (progettata dallo studio Warren & Mahoney),
che si inserisce perfettamente nel paesaggio in cui è costruita.
Sempre più importanza avrà perciò la gestione ecologica della componente
agronomica, attuabile grazie ai modelli dell'agricoltura biologica,
dell'agricoltura biodinamica e della permacoltura, per garantire una filiera
produttiva integrata interamente sostenibile.
Elementi progettuali
E' di grande interesse anche la scelta di alcune aziende californiane che
hanno optato per l'uso della terra cruda (e in particolare del
pisè) per la realizzazione
delle cantine, e soprattutto degli spazi per l'invecchiamento del vino e
delle barricaie.
La terra cruda, usabile nelle forme del pisè e
dell'adobe per quanto riguarda le strutture portanti, ma
impiegabile anche come intonaco per il rivestimento delle
pareti, permette infatti di regolare in modo straordinario temperatura e
umidità dei vani interni, per le sue capacità di assorbire e cedere
l'umidità e di fungere da isolante limitando la trasmissione del calore;
grazie ad essa si può creare un microclima interno ideale per
l'invecchiamento dei vini, offrendo anche una occasione per "comunicare la
sostenibilità". Inoltre utilizzare una materia prima locale (è in genere
utilizzata la terra dello scavo) permette di contenere non solo i costi
della costruzione ma anche l'impatto ambientale dell'opera.
Una delle più grandi strutture vinarie in terra cruda è quella progettata da
William Turnbull e realizzata a Long Meadow Ranch, (un'azienda che
affronta la sostenibilità a 360°, con le uve coltivate secondo gli standard
dei California Certified Organic Farmers e l'intero ciclo produttivo
ispirato da un approccio sostenibile), nella Napa Valley.
  
Il
particolarissimo risultato visivo, di grande effetto estetico, prodotto dalle
stratificazioni nell'uso del pisè nei progetti realizzati in California e British
Columbia.
Anche in Europa e in Italia si sta diffondendo l'uso della terra cruda per
gli spazi di conservazione: il progettista austriaco Martin Rauch ha
rivestito in terra cruda le mensole del presbiterio St.Gerold a
Friedhof (Austria); l'Azienda agricola Foradori a Mezzolombardo
e la Cantina Sociale della Valle Isarco a Chiusa hanno fatto
realizzare un intonaco in terra cruda nelle propria barricaia, così come
alcune altre cantine private sempre in Trentino.
Particolarmente interessante può essere anche l'associazione della terra
alla
paglia,
altro materiale sostenibile di basso costo, che si sposa perfettamente alla
terra cruda, e che coniuga il risparmio ambientale e quello monetario.
Di grande importanza anche l'uso della pietra, materiale
tipico dell'architettura rurale storica, adottato magistralmente
in tanti progetti recenti, come in quello di Quintessa, nella Napa Valley,
splendida realizzazione di Walker Warner, che integra perfettamente la struttura
rispetto alla morfologia dei luoghi (anche in questo caso grazie
all'inserimento parziale nel versante) e richiama le forme dell'architettura
rurale storica europea con l'uso della pietra faccia a vista. Molto innovativo ma
di impatto visuale non del tutto armonico invece l'uso delle
gabbionate in pietra a vista come "mattone" per la costruzione delle
strutture, realizzato da Herzog & deMeuron nel progetto sempre nella Napa
Valley di Dominus Estate.
 
Cantina vini pregiati, presbiterio St.Gerold – Friedhof (Austria), mensole
in lastre di argilla compressa: opera di M.Rauch (foto: Sergio Sabbadini)
Infine, sempre nell'ottica di una progettazione sostenibile è utile citare
altri due materiali ecologici utilizzabili nella creazione di una cantina
naturale. Il primo, il sughero, ha per altri versi una grande
importanza nel mondo del vino, visto che in Italia è usato principalmente
per la produzione dei tappi delle bottiglie. Si tratta di un ottimo isolante
anche per l'edilizia, che - se lavorato in modo corretto - costituisce un
perfetto materiale ecologico. La produzione del sughero avviene in modo del
tutto naturale, e le prestazioni isolanti di questo prodotto sono molto
interessanti. Il secondo, la lana, è un isolante naturale
ecologico e innovativo. Derivato dagli scarti della lana di pecora non
utilizzabili per la filatura, ha valori di trasmittanza molto bassi e - così
come il sughero - può costituire una valida alternativa ai prodotti isolanti di
derivazione sintetica.
La cantina naturale: una
proposta
Modello progettuale integrato
di cantina naturale
Anche sulla base di
quanto detto una cantina pensata per il futuro non può che basarsi sull'approccio dell'architettura
naturale: dovà
essere totalmente
integrata nel contesto del paesaggio locale (dal punto di
vista dell'inserimento paesaggistico ma anche grazie ad una integrazione con
le architetture rurali del luogo); dovrà essere ecologica, realizzata usando
materiali
naturali e locali, progettata con gestione delle temperature
interne e movimentazione ecologica delle masse, organizzata con il
riciclo completo delle risorse e gestione ecologica
della cantina. Oltre a ciò dovrà sviluppare quanto possibile un
ciclo produttivo chiuso, integrato con la fase di
produzione dell'uva, anch'essa da realizzare secondo un approccio
totalmente ecologico.
Schema di
approccio progettuale
Di seguito, in relazione alle
esigenze di progettazione ecologica si riporta un elenco degli delle analisi e
approfondimenti tematici da prevedere nella fase di progettazione:
A) GESTIONE VITICOLA
- analisi del suolo e pianificazione pedologica dei terreni aziendali;
- analisi biodinamica del sistema viticolo, con progetto di intervento per
la riqualificazione biodinamica dell'azienda;
B) PROGETTO DELLA STRUTTURA, INSERIMENTO NEL CONTESTO TERRITORIALE E
PROGETTO DEL VERDE
- analisi del paesaggio e studio per l'inserimento nel paesaggio;
- progettazione bioclimatica in relazione allo specifico luogo di
insediamento;
- progetto del verde con funzione bioclimatica e paesaggistica;
- analisi dei materiali locali e sostenibili e definizione delle scelte di progetto;
- analisi dell'architettura rurale locale;
- progetto architettonico e organizzativo della cantina;
- progetto urbanistico;
- pianificazione degli aspetti energetici, da minimizzare sia con la
razionalizzazione dei consumi sia con il ricorso a fonti energetiche
rinnovabili;
- analisi e progetto dei cicli di movimentazione del prodotto, con uso di
soluzioni a basso consumo di energia (uso dell'energia di caduta);
- razionalizzazione del ciclo dell'acqua, con ricircolo di tutta l'acqua
possibile, fitodepurazione dei reflui / previsione di wetlands con riuso e
consumi ridotti al minimo;
- analisi delle soluzioni di raffrescamento naturale, analisi delle
soluzioni geotermiche/interramento delle aree a regolazione della
temperatura;
c) GESTIONE GENERALE
- pianificazione del ciclo dei rifiuti e dei reflui;
- budget e business plan
E) GESTIONE ENOLOGICA
- consulenza enologica per la gestione ecologica della cantina;
- consulenza sulle macchine enologiche;
F) VALUTAZIONI DI COMPATIBILITA' AMBIENTALE
- verifica/valutazione di impatto ambientale, verifica/valutazione di
incidenza (se necessarie)
- certificazione energetica
- certificazione di sostenibilità ambientale SB100
Paolo M. Callioni
studiocallioni@gmail.com
N.B. Questo approccio
progettuale
prevede soluzioni differenziate, adattabili a seconda dei contesti e delle
esigenze; può essere applicato con modalità semplificate per piccole
cantine.
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